Le osservazioni di Adnan Oktar sul destino, la preordinazione e il fatto che Allah è ovunque

LO SCOPO DELLA VITA DEL CREDENTE: CONSEGUIRE L’APPROVAZIONE DI ALLAH


…Allah guida sulla via della salvezza quelli che tendono al Suo compiacimento. Dalle tenebre li trae alla luce, per volontà Sua li guida sulla retta via. (Surat al-Ma’ida: 16)
Che cosa rende un musulmano diverso dalle altre persone? I non-musulmani possono rispondere a questa domanda in molti modi. Possono parlare di differenze culturali e morali, di “diverse visioni del mondo” o di valori che negano assolutamente. Altri possono dire che la differenza si radica nelle differenti ideologie abbracciate dai musulmani. Tutte queste risposte si riferiscono tuttavia a differenze “visibili” che sembrano essere le conseguenze di una diversità fondamentale. Spesso costoro non riescono a capire le motivazioni che stanno alla base di questa differenza (infatti, se non sono musulmani, è perché non sono riusciti a cogliere questa stessa differenza).
Prima di procedere nella spiegazione degli attributi fondamentali che rendono diverso un musulmano si deve rimarcare un fatto: quando parliamo di un “musulmano” non ci riferiamo a qualcuno la cui carta d’identità riporta la dicitura “musulmano”. Musulmano, in realtà, è il nome che Allah dà a coloro che seguono la Sua religione. L’attributo fondamentale, citato nel Corano, che distingue i musulmani dalle altre persone è la consapevolezza dell’infinito potere di Allah. Questa coscienza non significa, tuttavia, affermare l’esistenza di un Creatore. Il Corano sottolinea così questo fatto:
Di': «Chi vi provvede il cibo dal cielo e dalla terra, chi domina l'udito e la vista, chi trae il vivo dal morto e il morto dal vivo, chi governa ogni cosa?». Risponderanno: «Allah». Allora di': «Non [Lo] temerete dunque?». Questi è Allah, ecco il vostro vero Signore. Oltre la verità cosa c'è, se non l'errore? Quanto siete sviati!» (Surah Yunus: 31-32)
Nel versetto appena citato le domande sono rivolte a qualcuno che riconosce l’esistenza di Allah, accetta i Suoi attributi e tuttavia, nonostante tutte queste caratteristiche, non prova timore di Allah e quindi si allontana da Lui (infatti nemmeno Satana nega l’esistenza di Allah).
Comprendere il potere di Allah non è semplicemente una questione formale. I credenti sono coloro che riconoscono l’esistenza di Allah e la Sua grandezza, “sono costanti nell’adempimento del loro dovere” nei Suoi confronti e orientano tutte le loro azioni e la loro condotta in prospettiva di questa realtà che è divenuta per loro manifesta. Gli altri, d’altro canto, sono coloro che negano Allah, oppure, come nel caso delle persone descritte nel versetto precedente, quanti che non adempiono al loro dovere nei confronti di Allah, nonostante siano consapevoli della Sua esistenza.
Costoro conducono la loro intera esistenza del tutto dimentichi di Allah, il Creatore dell’uomo. A chi debbano la vita e come, e perché, sia stata loro donata una vita sulla Terra sono domande delle quali non si curano. Immaginano un genere di esistenza completamente separata da Allah e dalla Sua religione. Tuttavia, il seguente paragone fatto dal Corano spiega che una vita di quel genere si fonda su basi vane e corrotte, ed è destinata alla distruzione:
Chi ha posto le fondamenta della moschea sul timor di Allah per compiacerLo non è forse migliore di chi ha posto le sue fondamenta su di un lembo di terra instabile e franosa che la fa precipitare insieme con lui nel fuoco dell'Inferno? Allah non guida gli ingiusti. (Surat at Tawba: 109)
Come illustrato anche nel suddetto versetto, la vita di quanti mancano di fede, secondo la descrizione del Corano, è fondata su “di un lembo di terra instabile e franosa”. L’obiettivo principale cui mirano i miscredenti è il raggiungimento della felicità e della pace “in questo mondo”. In tal senso, ciò che desiderano maggiormente è diventare ricchi. Fanno del loro meglio per raggiungere questo traguardo, compiendo accaniti sforzi materiali e mentali. Per altri, invece, il rispetto e la fama costituiscono lo scopo precipuo della vita. Per guadagnarsi il rispetto della gente fanno dunque di tutto, compiendo ogni genere di sacrificio. Non si tratta tuttavia che di obiettivi mondani, talvolta irraggiungibili in questo mondo, e in ogni caso destinati a svanire al sopraggiungere della morte.
Un credente è nondimeno del tutto consapevole dell’esistenza e del potere di Allah. Conosce la ragione per cui Allah lo ha creato e che cosa si attende da lui. Per questo motivo, l’obiettivo fondamentale della sua vita è essere un servo di cui Allah è soddisfatto. Si avvale quindi di ogni mezzo per raggiungere questo traguardo, e a tal fine si sforza. Risolve allora il mistero della morte: per molti essa non significa che la fine, ma per lui la morte non è estinzione, ma una fase di transizione verso la vita vera.
I miscredenti ritengono che la morte, considerata come un incidente che mette fine alle loro vite, sia “un fatto autogenerato”, così come pensano che la vita sia nata per caso, in maniera spontanea. Il fatto è, tuttavia, che è Allah a creare la vita e, nello stesso modo, a toglierla. La morte, la quale non è assolutamente una coincidenza o un caso, è un avvenimento che si verifica in accordo alla legge di Allah, in un momento e in un luogo predestinati.
Un musulmano è colui che capisce che Allah ha potere su tutte le cose e che la morte non è una fine, ma una transizione verso la vera dimora dell’uomo (l’Aldilà). Consapevole di questi fatti, evita accuratamente di costruire la sua vita su un “lembo di terra instabile e franosa”. Si volge ad Allah, cosciente del fatto che è il vero Padrone e Creatore della vita, della morte e di quanto va oltre. In questo sistema creato da Allah, egli comprende che la ricchezza, la posizione sociale o il bell’aspetto non sono i mezzi che conducono l’uomo al successo, ma solo delle “cause” che agiscono secondo le regole stabilite da Allah, le quali hanno efficacia soltanto per un breve periodo di tempo.
La chiave del sistema che Allah ha creato è il Suo consenso. Questo perché Allah guida solo coloro che cercano la Sua approvazione.
… Allah guida sulla via della salvezza quelli che tendono al Suo compiacimento. Dalle tenebre li trae alla luce, per volontà Sua li guida sulla retta via. (Surat al-Ma’ida: 16)
Un musulmano è tale in quanto ricerca l’approvazione di Allah. Questa è la caratteristica primaria che distingue un musulmano da tutte le altre persone. I musulmani considerano la religione un metodo per ottenere l’approvazione di Allah, mentre la maggioranza delle persone la ritiene un sistema di credenze che gioca un ruolo insignificante nelle loro vite.
È proprio a tale riguardo che si palesa la distinzione tra i veri musulmani e coloro che li imitano (gli ipocriti). I primi abbracciano la religione come un sentiero che conduce all’approvazione di Allah, mentre per gli ipocriti è qualcosa da cui trarre beneficio. È per tale ragione che le preghiere degli ipocriti sono “piene di ostentazione” (Surat al-Ma’un: 6) mentre i musulmani “sono umili nell'orazione” (Surat al-Mu’minun: 1-2). Analogamente, mentre i Musulmani spendono il loro denaro per la causa di Allah, gli ipocriti lo fanno allo scopo di impressionare gli altri e non per meritare l’approvazione di Allah.
O voi che credete, non vanificate le vostre elemosine con rimproveri e vessazioni, come quello che dà per mostrarsi alla gente e non crede in Allah e nell'Ultimo Giorno. Egli è come una roccia ricoperta di polvere sulla quale si rovescia un acquazzone e la lascia nuda. Essi non avranno nessun vantaggio dalle loro azioni. Allah non guida il popolo dei miscredenti. (Surat al-Baqara: 264)
Lo sforzo necessario per ottenere l’approvazione di Allah
L’uomo si sforza duramente al fine di ottenere quei benefici terreni che considera lo scopo ultimo della vita. Egli fa del suo meglio per ottenere la prosperità materiale, il riconoscimento della condizione sociale o qualche altro bene terreno. Per “un prezzo vile” (Surat at-Tawba: 9) che gli sfuggirà dalle mani in un attimo, egli compie sforzi sovraumani.
I musulmani, che aspirano ad una ricompensa di gran lunga maggiore, ossia, all’approvazione di Allah e al Suo Giardino, si sforzano anch’essi duramente per la propria causa. Di questa caratteristica, Allah dice:
Quanto a chi desidera il caduco, Ci affrettiamo a dare quello che vogliamo a chi vogliamo, quindi lo destiniamo all'Inferno che dovrà subire, bandito e reietto. Quanto invece a chi vuole l'altra vita, sforzandosi a tal fine ed è credente... il loro sforzo sarà accetto. (Surat al-Isra’: 18-19)
Un credente si impegna “con l’impegno dovuto” per ottenere l’approvazione di Allah e l’altra vita. “Vende” la sua proprietà e la sua vita per la causa di Allah. Nel Corano, questa caratteristica dei credenti viene spiegata in questo modo:
Allah ha comprato dai credenti le loro persone e i loro beni [dando] in cambio il Giardino, [poiché] combattono sul sentiero di Allah, uccidono e sono uccisi. Promessa autentica per Lui vincolante, presente nella Torâh, nel Vangelo e nel Corano. Chi, più di Allah, rispetta i patti? Rallegratevi del baratto che avete fatto. Questo è il successo più grande. (Surat at-Tawba: 111)
Nessuna difficoltà che il credente incontra sul cammino di Allah frustra la sua dedizione, ammesso che egli abbia venduto “la sua proprietà e la sua persona” ad Allah. Nulla che non sia l’approvazione di Allah ha per lui la minima attrattiva. Consapevole di non essere il “proprietario” del suo corpo e dei suoi beni, egli non si abbandona mai ai vani desideri dell’io (nafs). Essendo Allah il padrone del suo corpo e di tutto ciò che possiede, questi lo metterà al servizio della Sua Volontà.
A parte questo, anche la determinazione sarà messa alla prova da Allah. Il credente è consapevole di non dovere evitare alcuno sforzo nel Suo cammino. Se si trattasse semplicemente di “affari immediati”, anche gli ipocriti sarebbero in grado di realizzare opere in apparenza conformi alla Sua Volontà.:
Se fosse stato un affare immediato e un viaggio breve, ti avrebbero seguito; ma la distanza parve loro eccessiva. E allora si misero a giurare [in nome di Allah]: «Se avessimo potuto saremmo venuti con voi». Si perdono da loro stessi, ma Allah sa perfettamente che sono dei bugiardi. (Surat at-Tawba: 42)
L’unico criterio per essere un credente è quindi avvertire un sincero desiderio di ottenere l’approvazione di Allah senza evitare alcun sacrificio nel cammino di Allah qualora le circostanze lo richiedano. I credenti sono coloro che sono “eletti, il monito della Dimora [ultima]” (Surah Sad: 46). Un credente non cerca alcun vantaggio se non l’approvazione di Allah. Spera di compiacere ad Allah, di ottenere la Sua misericordia e di meritare il Paradiso, perché: “Quanto a coloro che, uomini o donne, operano il bene e sono credenti, ecco coloro che entreranno nel Giardino e non subiranno alcun torto, foss'anche [del peso] di una fibra di dattero.” (Surat an-Nisa’: 124)
Come abbiamo visto, il Corano traccia un ritratto completo del credente. Il Paradiso è la dimora di coloro che “credono con certezza” in Allah e nell’altra vita (Surah Luqman: 4) e poi “lottano con l’impegno dovuto” per la causa di Allah. L’esito di coloro che “adorano Allah tentennando” e pongono i propri rozzi interessi personali alla pari del compiacimento di Allah è descritto in questi termini nel Corano:
Fra gli uomini c'è chi adora Allah tentennando. Se gli giunge il bene, si acquieta; se gli giunge una prova fa voltafaccia e perde in questa vita e nell'altra. Questa è una perdita evidente. (Surat al-Hajj: 11)
I credenti sono bramosi dell’aldilà, dove Allah ha promesso loro una vita meravigliosa e infinita. Il nostro Signore ha garantito ai suoi servi credenti una buona esistenza anche in questo mondo. Ciò non significa, tuttavia, che non si incontreranno avversità e problemi in questo mondo. Le afflizioni in cui ci si imbatte hanno lo scopo di mettere alla prova e di indurre una maturazione.
Gli ostacoli che un credente incontra sono situazioni apparentemente difficili; ma, una volta che sono state affrontate con sottomissione, Allah libera da ogni difficoltà. Ad esempio, quando il suo popolo tentò di gettare nel fuoco il Profeta Ibrahim (as) a causa della sua fede, questi diede una risposta caratteristica di un Musulmano: preferì essere gettato nel fuoco che rinnegare la sua fede o i comandi di Allah. Essere gettato in un fuoco è la sofferenza fisica più terribile cui un essere umano possa essere sottoposto in questo mondo. Ibrahim (as), che affrontò questa prova di Allah nella più assoluta sottomissione, fu salvato da questa esperienza penosa dalla Volontà di Allah, senza subire alcun danno.
Disse: « Adorate all'infuori di Allah qualcuno che non vi giova e non vi nuoce? Vergognatevi di voi stessi e di ciò che adorate all'infuori di Allah! Non ragionate dunque?» Dissero: «Bruciatelo e andate in aiuto dei vostri dèi, se siete [in grado] di farlo». Dicemmo: «Fuoco, sii frescura e pace per Abramo». Tramarono contro di lui, ma facemmo sì che fossero loro i perdenti. (Surat al-Anbiya’: 66-70)
Il Corano afferma che nessun male colpirà quanti non temono di perdere nulla nella lotta sul cammino di Allah, ma che anzi otterranno ricompense materiali e spirituali, in un passo in cui loda la fede dei credenti, anche quando sull’orlo di una sconfitta:
Dicevano loro: "Si sono riuniti contro di voi, temeteli". Ma questo accrebbe la loro fede e dissero: "Allah ci basterà, è il Migliore dei protettori". Ritornarono con la grazia e il favore di Allah, non li colse nessun male e perseguirono il Suo compiacimento. Allah possiede grazia immensa. Certo è Satana che cerca di spaventarvi con i suoi alleati . Non abbiate paura di loro, ma temete Me se siete credenti. Non essere afflitto per quelli che accorrono alla miscredenza. In verità non potranno nuocere ad Allah in nulla. Allah non darà loro parte alcuna nell'altra vita e avranno castigo immenso. Invero, coloro che hanno barattato la fede con la miscredenza, non potranno nuocere ad Allah in nulla e avranno doloroso castigo. (Surah Al ‘Imran: 173-177)
In conclusione, nessuna angoscia, difficoltà o dolore può affliggere un credente alla ricerca del consenso di Allah che ubbidisca ai Suoi ordini. Ciò è dimostrato nel corso degli eventi con i quali Allah mette alla prova la determinazione, la pazienza e la sottomissione del credente. Per quanto possano apparire avvenimenti penosi e difficili, se affrontati con pazienza e sottomissione, consentono all’individuo di scoprire la misericordia di Allah. Inoltre, Allah ci informa nel Corano che nessuna anima è oberata di un carico maggiore di quello che può sopportare:
Allah non impone a nessun'anima al di là delle sue capacità. (Surat al-Baqara: 286)
Allah non punisce un credente che Lo serva nel modo dovuto, né in questo mondo né nell’altro. Al contrario, lo ricompensa nel modo più generoso sia in questo mondo che in quello che verrà:
Verrà chiesto a quelli che temevano Allah: «Cos'è quel che ha atto scendere il vostro Signore?». Risponderanno: «Il bene più grande!». Coloro che fanno il bene avranno il bene in questa vita, ma la dimora dell'altra vita è certo migliore! Quanto deliziosa sarà la dimora dei timorati; entreranno nei Giardini dell'Eden dove scorrono i ruscelli e avranno quello che desidereranno. Così Allah compensa coloro che [Lo] temono. (Surat an-Nahl: 30-31)
Come monito da parte di Allah, il tormento, la difficoltà e i problemi sono inflitti a coloro che non cercano l’approvazione di Allah e che non Gli dimostrano un’assoluta sottomissione, indulgendo ai desideri della propria anima. Quando i credenti commettono un errore, considerano di conseguenza i problemi e le difficoltà che ne derivano un ammonimento misericordioso da parte di Allah, ne traggono quindi un insegnamento, si pentono e fanno ammenda del loro comportamento. I miscredenti, invece, non imparano mai dalle prove che subiscono, e meritano quindi il tormento eterno nell’altra vita.
Conoscere la propria anima
La “anima” umana (an-nafs) è un altro elemento importante a cui fa riferimento il Corano, nel senso più generale di “personalità” o “io” di ogni individuo.
Allah parla nel Suo Libro dei due aspetti dell’anima: l’uno che ispira il male e gli atti perversi, mentre l’altro è quello che protegge dal male. Il Corano spiega questo in Surat ash-Shams:
Per l'anima e Ciò che l'ha formata armoniosamente ispirandole empietà e devozione. Ha successo invero chi la purifica, è perduto chi la corrompe. (Surat ash-Shams: 7-10)
Come risultas evidente dai versetti precedenti, il male esiste nell’anima di ogni uomo. Tuttavia, colui che purifica la propria anima otterrà la salvezza. I credenti non assoggettano le proprie anime al male. Semplicemente, lo evitano, con la guida dell’ispirazione di Allah. Il modo di pensare appropriato per un credente è mostrato dal Profeta Yusuf (as) nel versetto: Non voglio assolvere me stesso! In verità l'anima è propensa al male, a meno che il mio Signore per la misericordia [non la preservi dal peccato]…” (Surah Yusuf: 53).
Dal momento che l’anima “è propensa al male”, un credente deve sempre vigilare su di essa. Come disse anche il Profeta Muhammad (saas): “lo sforzo lotta più grande è quello contro la propria anima (nafs)”. L’anima tenta incessantemente la persona mostrando alternative allettanti, e non gli fa mai ottenere l’approvazione di Allah. Un credente, tuttavia, grazie al suo timore di Allah, non viene ingannato da questo attributo “fuorviante” dell’anima. Egli si volge sempre a ciò che è giusto, per condurre un’esistenza conforme alla Volontà di Allah. Questo è l’atteggiamento di una persona saggia, opposto ad un comportamento stolto, come disse il Profeta (saas):
È saggio colui che vigila sui desideri del proprio corpo e sulle passioni, si astiene da ciò che è dannoso e si sforza per ciò che gli arrecherà beneficio dopo la morte. È stolto colui che si sottomette alle proprie brame e ai propri desideri, e si aspetta che Allah soddisfi i suoi futili desideri. (Tirmidhi)
Astenersi dall’idolatria
L’idolatria consiste, in poche parole, nell’associare qualunque altra cosa ad Allah. Considerando questa definizione, alcuni potrebbero sollevare l’obiezione: “Noi non associamo nessuno ad Allah”, anche se in realtà sono idolatri. Il fatto che non riescano a che cosa sia l’idolatria spiega una simile obiezione. Il Corano menziona spesso il caso di quanti associano altro ad Allah – sono, cioè, idolatri – e pur tuttavia non accettano questa situazione:
Nel Giorno in cui li raduneremo tutti, diremo ai politeisti: «Dove sono gli associati che supponevate?». E non avranno altra possibilità che dire: «Per Allah, nostro Signore! Non eravamo associatori!». (Surat al-An’am: 22-23)
Nessuno deve dare per scontato di essere completamente libero dall’idolatria, ma deve sempre pregare Allah di mantenerlo a distanza da essa. Questo perché l’idolatria è un grave peccato. Quando al Profeta (saas) fu questo quale fosse il peccato più grande, rispose: “Attribuire associati ad Allah, essendo Lui Colui Che vi ha creato”. Nel Corano, Allah afferma di poter perdonare ogni peccato e crimine, tranne l’idolatria:
In verità Allah non perdona che Gli si associ alcunché; ma, all'infuori di ciò, perdona chi vuole. Ma chi attribuisce consimili a Allah, commette un peccato immenso. (Surat an-Nisa’: 48)
Il punto di partenza dell’idolatria, che è un “peccato immenso”, è conferire ad altri, nella propria mente, gli attributi di Allah. Gli attributi (potere, intelligenza, bellezza ecc.) che conferiamo ad altri, in realtà, non appartengono loro, ma sono concessi da Allah per un lasso di tempo definito. Ritenere che questi attributi “appartengano” ad altri che Allah significa semplicemente considerare questi altri simili a dei. Ciò si definisce “associazione ad Allah”, ovvero “attribuire dei soci ad Allah”.
A proposito dell’unicità e singolarità di Allah, il Corano dice:
Dì: “Egli Allah è Unico, Allah è l’Assoluto. Non ha generato, non è stato generato e nessuno è eguale a Lui”. (Surat al-Ikhlas: 1-4)
Come affermato nel versetto precedente, Allah è Colui che provvede a tutti; ogni essere ha bisogno di Lui per esistere. Nulla Lo eguaglia. Quando si nega questo fatto e si inizia a pensare che alcuni esseri possano esistere di per se stessi, senza il sostegno di Allah, allora l’idolatria viene alla luce e ci si dimentica che tutto è sotto il Suo controllo. Emerge allora la falsa credenza che possano esistere esseri i quali non hanno bisogno di Lui. Tale credenza induce l’uomo a rivolgersi a loro in caso di aiuto, a cercarne il consenso e ad adottare le loro regole.
I credenti che non attribuiscono eguali ad Allah si volgono a Lui, poiché sanno che Allah ha il potere su tutte le cose. Il fondamento logico dei credenti è affermato nel Corano in questo modo:
Te noi adoriamo e a Te chiediamo aiuto. (Surat al-Fatiha: 4)
Coloro che associano eguali ad Allah, di fatto, si volgono verso esseri che non sono in grado di aiutarli in quanto non sono “deità”, ma deboli servi come loro. Allah dice:
Gli associano esseri che non creano nulla e che anzi sono essi stessi creati e non possono esser loro d'aiuto e neppure esserlo a loro stessi. Se li invitate alla retta via, non vi seguiranno. Sia che li invitiate o che tacciate per voi è lo stesso. In verità coloro che invocate all'infuori di Allah, sono [Suoi] servi come voi. Invocateli dunque e che vi rispondano, se siete sinceri! (Surat al-A’raf: 191-194)
L’idolatria è dunque una grande infamia, un grave inganno e un comportamento insensato. La condotta stolta di quanti associano eguali ad Allah è così descritta nel Corano:
O uomini, vi è proposta una metafora, ascoltatela: « Coloro che invocate all'infuori di Allah non potrebbero creare neppure una mosca, neanche se si unissero a tal fine; e se la mosca li depredasse di qualcosa ,non avrebbero modo di riprendersela. Quanta debolezza in colui che sollecita e in colui che viene sollecitato! ». Non considerano Allah nella Sua vera realtà. In verità Allah è forte e possente. (Surat al-Hajj: 73-74)
L’idolatria appare in forme differenti. Dal momento che gli uomini assumono come deità degli esseri diversi da Allah, ne ricercano l’approvazione, gli affidano le loro speranze e accettano come vero il loro giudizio. È in questo modo che l’uomo diviene schiavo di milioni di divinità immaginarie. Spera di trovare sollievo in questi esseri, che sono tanto impotenti quanto lo è lui. Chi associa eguali ad Allah è tuttavia a un punto morto e il danno che subisce è quindi molto grande. Ciò è riferito nel Corano nel modo seguente:
...Attribuirgli associati è un’enorme ingiustizia. (Surah Luqman: 13)
Tuttavia bisogna dire che un uomo simile fa un torto a se stesso. Ciò perché “In verità Allah non commette nessuna ingiustizia verso gli uomini, sono gli uomini che fanno torto a loro stessi.” (Surah Yunus: 44)

PERSEGUIRE LA MASSIMA SODDISFAZIONE DI ALLAH


Un credente è colui che è stato purificato dall’idolatria e dalle altre forme di ignoranza che inducono ad affidare le proprie speranze a divinità immaginarie oppure a cercarne l’ approvazione in cambio della schiavitù ad esse. Il credente serve soltanto Allah e cerca unicamente la Sua approvazione. Come si è detto in precedenza, egli fa questo “impegnandosi nel modo dovuto”.
La chiave di questo sforzo nel cammino di Allah è aspirare a ciò che maggiormente Lo compiace. Di fronte a scelte diverse, tutte legittime, un credente deve scegliere quella che spera possa compiacere maggiormente ad Allah.
Questo può essere brevemente descritto nel modo seguente:
- Un credente deve spendere tutta la sua vita in ciò che è “legittimo”. Il Corano definisce quali azioni siano proibite, e in verità sono molto poche. Ogni cosa diversa da queste azioni illegittime è lecita.
- Oltre a questo, il credente deve dedicarsi a quelle azioni e a quei pensieri che più compiacciono ad Allah. In questo sforzo egli è guidato dalla sua saggezza e “lungimiranza”.
L’esempio dello “spendere sulla via di Allah” (infaq) spiegherà meglio questo concetto. Un credente è una persona che ha venduto “la sua persona e i suoi beni” ad Allah. Di conseguenza, dovrebbe avvalersi di tutto ciò che ha in modo tale da perseguire il Suo maggiore compiacimento. Gli si presentano spesso, tuttavia, molte scelte. Ipotizziamo che egli possieda molto denaro, con il quale possa comprarsi un nuovo abito elegante. Questa è sicuramente un’azione legittima e permessa; essere attenti al proprio aspetto è conforme al volere di Allah. Possono esserci tuttavia altri modi con cui spendere quei soldi più conformi a conseguire il compiacimento di Allah, come donarli a un bisognoso. Questa è però una decisione che spetta unicamente alla persona. Considerate le condizioni specifiche e la situazione in cui si trova, deve scegliere le proprie priorità, consultando la propria coscienza.
Un altro esempio sarà utile a comprendere meglio questo concetto. Un credente ha il dovere di “ordinare il bene e proibire il male”, di comunicare la religione di Allah e di intraprendere una lotta , su basi intellettuali, contro i tiranni del mondo. Assumersi questa responsabilità fondamentale significa che certi doveri hanno sempre la precedenza. Dal momento che una simile responsabilità implica molti obblighi, sarebbe scorretto dare la priorità a un’altra azione, per quanto possa essere legittima e legale. Ad esempio, un uomo ha la responsabilità di prendersi cura della propria famiglia; la sicurezza e il sostentamento dei membri della famiglia dipendono da lui. Usare tuttavia questo fatto come scusa per evitare la responsabilità di “ordinare il bene e proibire il male” è un comportamento sconveniente per un credente.
Avendo riflettendo, si può notare che è l’“anima” (an-nafs) ad essere responsabile della scelta di ciò che, secondo Allah, ha meno valore. Alla presenza di Allah, preferire quanto ha meno valore rispetto a ciò che ne ha di più significa aver considerato una “porzione” per la propria anima. In questo senso, si deve fare il possibile per evitare di essere guidati dal proprio ego, cercando bensì la totale approvazione di Allah. Il solo fatto di mettere da parte un 1% per la propria anima può non essere accettabile agli occhi di Allah. Questo perché in tal modo si associa la propria anima ad Allah. Un semplice 1% di idolatria può rendere inaccettabile l’adorazione. La situazione di coloro che attribuiscono associati ad Allah è descritta nel modo seguente:
E attribuiscono ad Allah una parte di quello che Lui ha prodotto dai campi e dai greggi, e dicono: «Questo per Allah - secondo le loro pretese- e questo per i nostri soci». Ma quello che è per gli dei non giunge ad Allah e invece quello che è per Allah giunge ai loro dei. Quale sciagurato giudizio! (Surat al-An’am: 136)
Possiamo dire che, se una persona rischia la propria vita per proteggere la sua famiglia quando è vittima di un’ingiustizia, ma resta incurante e si occupa dei suoi affari quando altri credenti sono oppressi e calunniati, non si cura dell’approvazione di Allah. Un simile atteggiamento indica la propensione e la sottomissione dell’uomo nei confronti della sua anima (nafs), il che si oppone completamente all’obiettivo dell’Islam di “servire unicamente Allah”. Nel Corano, agire in acquiescenza ai desideri dell’anima è considerato come attribuire degli associati ad Allah:
Non ha visto quello che ha elevato a divinità le sue passioni? Vuoi forse essere un garante per lui ? (Surat al-Furqan: 43)
Un credente, d’altro canto, che dedica ogni suo avere e tutta la sua vita ad Allah è così descritto nel Corano:
Di': «In verità la mia orazione e il mio rito, la mia vita e la mia morte appartengono ad Allah Signore dei mondi». (Surat al-An’am: 162)
Nel Corano si descrive il modo in cui i credenti ricercavano il maggiore compiacimento di Allah in tempo di guerra all’epoca del Profeta (saas). Anteriormente, di fronte a due gruppi di nemici sceglievano di lottare contro il più debole. Fu tuttavia il volere di Allah che combattessero contro il più forte. Questi eventi sono narrati nei seguenti versetti:
[E ricordate] quando Allah vi promise che una delle due schiere [sarebbe stata] in vostro potere; avreste voluto che fosse quella disarmata! Invece Allah voleva che si dimostrasse la verità [delle Sue parole] e [voleva] sbaragliare i miscredenti fino all'ultimo, per far trionfare la verità e annientare la menzogna a scapito degli empi. (Surat al-Anfal: 7-8)
Allah fece scontrare i credenti con la fazione più forte, conducendoli a ciò che più Lo compiaceva. Infine, con l’aiuto di Allah, essi trionfarono.
L’esempio appena citato è un evento tipico di quel periodo. Resta, tuttavia, il fatto che, in ogni epoca, i musulmani sono stati messi alla prova in modi differenti. Oggi, ad esempio, i musulmani devono intraprendere una lotta sul piano intellettuale contro quanti negano il Corano e la verità della creazione e si sforzano di spargere l’immoralità nella società. I musulmani dovrebbero determinare la migliore via da seguire in questa lotta, per poi condurla con dedizione. Se, tuttavia, per quanto si abbia la forza di assumersi questa responsabilità, ci si lascia coinvolgere da cose meno urgenti al mero scopo di soddisfare i propri desideri, si incorrerà soltanto nell’insoddisfazione di Allah.
In ogni caso, una simile tendenza non si conforma al senso di correttezza proprio di un musulmano, il quale è stato scelto da Allah e ha ricevuto la fede, è responsabile dello sradicamento della malvagità dalla società, cui sostituisce la pace, e della instaurazione di un ambiente nel quale ognuno viva in conformità alla religione di Allah. Deve lottare per quegli uomini, donne e bambini che sono oppressi e dicono: "Signore, facci uscire da questa città di gente iniqua; concedici da parte Tua un patrono, concedici da parte Tua un alleato". (Surat an-Nisa: 75)
Questo concetto non si limita a un confronto intellettuale. Nel corso della sua esistenza, un musulmano deve mantenere ferma questa posizione nella sua vita quotidiana, nell’adorazione e in ogni evento in cui possa essere coinvolto.
Nel contempo, si deve ricordare che ci si avvale dell’espressione “fare ciò che reca maggiore soddisfazione ad Allah” al fine di rendere più comprensibile il concetto. Allontanarsi da ciò che più Lo soddisfa per lasciarsi coinvolgere da compiti di importanza secondaria dispiace ad Allah. Di conseguenza, ciò che più Lo compiace in ogni circostanza è quanto si accorda alla Sua volontà.
Non cercare ciò che arreca maggiore soddisfazione ad Allah, per accontentarsi di cose inferiori, in realtà, è una conseguenza di una errata prospettiva sull’aldilà. Un tale atteggiamento si forma in quanto si crede di meritare incondizionatamente il Paradiso. Nessuno, però, può essere certo di simile ricompensa. Nel Corano, Allah ammonisce perfino il Profeta nel versetto: “…Se Allah volesse, sigillerebbe il tuo cuore…” (Surat ash-Shura: 24). Ciò significa ovviamente che a nessuno è garantito il paradiso.
In ogni caso, un credente sincero, secondo la descrizione del Corano, non crede mai di meritare il paradiso, né si lascia trasportare da questa sensazione. Il vero credente invoca Allah “con timore e desiderio.” (Surat al-A’raf: 56)
Quanti mancano di vera fede pensano anch’essi di meritare il Paradiso, perché non temono Allah come dovrebbero e ritengono quindi che le loro azioni siano buone. Con la loro logica corrotta, dicono: “Saremo comunque perdonati”. Tuttavia, questo è un atteggiamento tipico di coloro che non temono Allah come Egli dovrebbe essere temuto. Della situazione di costoro, Allah dice:
Dopo di loro vennero altre generazioni che ereditarono la Scrittura. Sfruttarono i beni del mondo terreno dicendo: «Presto saremo perdonati». Se fossero giunti altri beni terreni, ugualmente se ne sarebbero appropriati! Non avevano accettato il patto della Scrittura, secondo cui non avrebbero detto, su Allah, altro che la verità? Proprio loro che avevano studiato ciò che essa contiene? La dimora Ultima è la migliore per i timorati; ancora non lo capite? (Surat al-A’raf: 169)
Vi sono anche coloro che, ingannati dalla ricchezza materiale concessa loro in questo mondo, giungono all’erronea conclusione che Allah li ami, e credono quindi di meritare il Paradiso – seppure nutrano dei dubbi sulla sua esistenza. Il Corano ci fornisce un esempio importante:
Proponi loro la metafora dei due uomini: ad uno di loro demmo due giardini di vigna circondati da palme da datteri, separati da un campo coltivato. Davano il loro frutto i due giardini senza mancare in nulla e in mezzo a loro facemmo sgorgare un ruscello. Alla raccolta disse al suo compagno: «Ti sono superiore per beni e più potente per clan!». Entrò nel suo giardino e, ingiusto nei suoi stessi confronti, disse: «Non credo che tutto questo possa giammai perire; non credo che l'Ora sia imminente, e se mi si condurrà al mio Signore, certamente troverò qualcosa di meglio che questo giardino!». (Surat al-Kahf: 32-36)
Un musulmano, contrariamente a quanti condividono una simile mentalità, teme di “perdersi, dopo essere stato guidato sulla retta via”. La preghiera dei credenti riferita nel Corano è la seguente:
Signor nostro, non lasciare che i nostri cuori si perdano dopo che li hai guidati e concedici misericordia da parte Tua. In verità Tu sei Colui che dona. (Surah Al ‘Imran: 8)
Vale la pena menzionare il fatto che questo timore non ingenera terrore o inquietudine nel cuore dei credenti. Al contrario, il timore di Allah motiva i credenti e ne aumenta lo zelo a essere servi degni di entrare in Paradiso e fa sì che trascorrano la vita di questo mondo nel miglior modo possibile.
Un musulmano mira a ottenere l’approvazione di Allah nella vita di questo mondo, che è per sua natura breve e temporanea. I suoi pensieri si concentrano su un singolo grande evento che accadrà presto: la sua morte e il dover rendere conto delle sue azioni alla presenza di Allah. Questo lo porterà o a una terribile rovina o alla salvezza eterna. Sarebbe certamente sciocco perseguire un qualsiasi altro obiettivo, restando incuranti di un avvenimento così grande e incombente.
Per la sua salvezza, un credente è responsabile di cercare “ciò che soddisfa maggiormente Allah”. Non farlo significa essere inconsapevoli del pericolo imminente. Di fronte all’umiliazione che si subirà all’inferno e alla presenza di Allah, è certamente essenziale cercare “ciò che soddisfa maggiormente Allah”.
Per comprendere meglio la ragione per cui si deve fare tutto il possibile per compiacere ad Allah, consideriamo l’attitudine da adottare di fronte ai pericoli che si possono incontrare in questo mondo e gli sforzi che si devono fare per affrontarli:
- Si immagini di trovarsi faccia a faccia con un torrente immane, e che il livello dell’acqua si stia alzando rapidamente. In questa situazione, si correrebbe fino al tetto di un palazzo di dieci piani per salvarsi, oppure si rimarrebbe al quinto piano pensando che sia sufficientemente alto per salvarsi?
- Si presuma che ci sia un ascensore in grado di portare all’ultimo piano. Questo ascensore non è gratuito e funzionerà una sola volta. Si possiede esattamente la quantità di denaro necessario per arrivare all’ultimo piano. Si darebbe tutto il denaro che si possiede per arrivare all’ultimo piano oppure si resterebbe a un piano più basso dove si può essere travolti dal torrente?
- Ancora, si pensi che si stia svolgendo una festa al sesto piano, dove si ha cercato rifugio. Si parteciperebbe alla festa o ci si sforzerebbe di trovare una via per giungere all’ultimo piano?
- Un altro esempio: si immagini che un amico stretto abbia un attacco di cuore, e debba essere immediatamente portato al pronto soccorso. In questa situazione, si guiderebbe il più velocemente possibile, oppure si procederebbe lentamente pensando: “Vado abbastanza veloce, resisterà.”?
Come gli esempi appena enunciati mettono in evidenza, di fronte ad un pericolo si diviene vigili e si fa del proprio meglio per salvarsi. La minaccia più grande per l’uomo è l’Inferno. Uno degli obiettivi principali di chi ricerca il compiacimento di Allah è assecondare la sua inclinazione interiore a evitare questo pericolo.
Si immagini, per un momento, di trovarsi sul ciglio dell’Inferno e di poter osservare le immagini sconvolgenti del Giorno del Giudizio. Avendo contemplato l’Inferno, non si sceglierebbe, tra diverse alternative, ciò che più compiace ad Allah?
Una volta inviata all’Inferno, una persona non avrà più scelta, ma dovrà semplicemente rendere conto delle sue azioni. In una simile situazione, bisogna agire immediatamente in tal senso. Questo è ciò che fa il credente, il quale agisce sempre alla luce dell’idea del pericolo dell’Inferno e alla possibilità di passare all’altro mondo in qualsiasi momento. In numerose occasioni, Allah nel Corano attira l’attenzione sul fatto che ogni rimorso provato nell’Aldilà sarà vano. Uno dei versetti importanti in proposito recita:
E colà grideranno: “Signore, facci uscire, affinché possiamo compiere il bene, invece di quel che già abbiamo fatto!”. [Verrà loro risposto]: “Non vi abbiamo dato una vita abbastanza lunga, tale che potesse ricordarsi chi avesse voluto ricordare? Eppure vi era giunto l’ammonitore! Gustate dunque il castigo, ché per gli ingiusti non ci sarà soccorritore”. (Surah Fatir: 37)
Come ci si sforza di restare lontani dal pericolo, così si deve applicare un simile impegno, o anche maggiore, per ottenere benedizioni. È senz’altro poco sensato accontentarsi del Paradiso con meno di ciò che si potrebbe ottenere. Se si dovesse lasciare un’isola in cui vi è abbondanza d’oro, avendone l’opportunità, non si cercherebbe di portare con se’ più oro possibile? Al momento di lasciare questo mondo, un musulmano non dovrebbe provare alcun rimorso, né dire: “Vorrei avere fatto questa cosa, e quest’altra”, oppure: “Vorrei avere ottenuto la ricompensa per avere compiuto un’azione particolarmente giusta”. Al fine di evitare questa situazione, dovrebbe essere cauto nel scegliere ciò che soddisfa maggiormente Allah.
I miscredenti fanno del loro meglio per “sfruttare al massimo” le loro vite, le quali altro non sono che: “effimero, meschino godimento” (Surah Al ‘Imran: 197). Mentre questo “effimero godimento” è condannato a una fine amara, Allah promette la Sua approvazione, la sua misericordia e il Paradiso ai credenti. Chi desidera beneficiare di queste promesse di Allah, deve sforzarsi al massimo per soddisfarLo nel modo più completo.
Il segreto per ottenere l’approvazione di Allah: la coscienza
Di fronte a diverse opzioni, un credente deve scegliere ciò che più è atto a conseguire il maggiore compiacimento di Allah. A tale scopo, la coscienza è il criterio più importante per compiere una scelta corretta. Il Messaggero di Allah, il Profeta Muhammad (saas) attirò l’attenzione sull’importanza della coscienza durante una conversazione:
Una persona chiese al Messaggero di Allah (pace su di lui): “Cos’è la fede?”. Egli disse: “Quando una buona azioni diviene una fonte di piacere per te, e un’azione cattiva diventa per te una fonte di disgusto, allora sei un credente”. Egli chiese nuovamente al Messaggero di Allah: “Che cos’è un peccato?”. Al che, egli disse: “Quando qualcosa ti rimorde la coscienza, non commetterla più”. (Tirmidhi)
Una delle differenze più importanti tra un credente e un miscredente è che il primo segue la propria coscienza, mentre il secondo ubbidisce alla propria anima carnale. la quale ispira delle cattive azioni. Ne consegue che un credente mostra il suo stato più naturale quando obbedisce alla coscienza.
Non è assolutamente vero, tuttavia, che un credente è immune alle tentazioni della propria anima. Secondo le parole del Profeta Yusuf (as): “In verità l'anima è propensa al male, a meno che il mio Signore per la misericordia [non la preservi dal peccato]...” (Surah Yusuf: 53) Essa tenterà quindi di imporre quelle alternative contrarie alla Volontà di Allah.
Un credente evita gli inganni della propria anima per mezzo della sua coscienza. Posto di fronte a una scelta, un credente tende inizialmente a scegliere la prima alternativa che gli si presenta alla mente, la quale è generalmente quella che reca maggiore soddisfazione ad Allah. L’io allora interviene e tenta di rendere le altre alternative più allettanti e inventa pretesti per renderle legittime. Un credente non deve fare nessun nessun conto di questi pretesti e mantenersi fedele alla scelta iniziale, del tutto corretta, a cui la coscienza lo ha condotto.
Amare per amore di Allah
Questa è la [buona] novella che Allah dà ai Suoi servi che credono e compiono il bene. Dì: «Non vi chiedo alcuna ricompensa, oltre all’amore per i parenti». A chi compie una buona azione, Noi daremo qualcosa di migliore. In verità Allah è perdonatore, riconoscente. (Surat ash-Shura: 23)
Un credente dedica la sua intera esistenza ad Allah. Vive per Allah, lavora per Allah e ama per amore di Allah.
“Amare per amore di Allah” può essere un concetto incomprensibile per chi non conosca bene il vero Islam. Chi si è mantenuto distante da Allah per tutta la vita, e quindi non Lo ha conosciuto, non saprà come amare Allah in maniera intuitiva.
Un credente, tuttavia, che conosce Allah ed è testimone della Sua misericordia nei suoi confronti, che riconosce che tutto ciò che ama è un suo dono, e comprende di dovere la propria esistenza e la propria vita alla Sua misericordia, ama Allah, e ottiene il nobile spirito che lo fa amare per amore di Allah. Nel Corano, la grande differenza tra i credenti e gli altri uomini, in questo senso, è così espressa:
E fra gli uomini vi sono coloro che attribuiscono ad Allah degli uguali e li amano come amano Allah. Ma coloro che credono hanno per Allah un amore ben più grande… (Surat al-Baqara: 165)
Come affermato nel versetto precedente, coloro che associano eguali ad Allah e che, nella loro mente, attribuiscono tutti gli attributi di Allah ad altri esseri, amano questi esseri come dovrebbero amare Allah. Questo è il tipo di amore che si basa sull’idolatria.
Consapevoli che ogni cosa appartiene ad Allah e che l’esistenza di ogni essere è una conseguenza della creazione di Allah, i credenti provano l’amore più profondo nei confronti di Allah. Questa straordinaria caratteristica, che è una conseguenza naturale del riconoscimento di Allah come il Solo e Supremo Essere da parte dei credenti, rende questi ultimi del tutto diversi dalle altre persone. Questa caratteristica dei credenti è affermata in uno dei detti del Santo Profeta (saas):
Chiunque possieda queste tre cose scopre la dolcezza della fede: ama Allah e il Suo Messaggero più di ogni cosa; ama il prossimo soltanto per amore di Allah l’Altissimo e detesta l’idea di ritornare alla miscredenza quanto quella di essere gettato nel fuoco.” (Muslim e Bukhari)
Coloro che attribuiscono associati ad Allah, d’altro canto, non possono sopportare il ricordo di Allah:
... Quando menzioni nel Corano il tuo Signore, l'Unico, voltano le spalle con ripulsa. (Surat al-Isra’: 46)
Vale la pena menzionare il fatto che ricordare Allah insieme ai loro idoli non disturba gli idolatri. Alla base del loro ragionamento poggia l’idea che: “Siamo musulmani, ma allo stesso tempo possiamo goderci la vita”. Il credente, però, comprende alcune cose o fatti:
- Niente (che sia un essere umano, una cosa o un fatto, ecc.) possiede una bellezza sua propria. Allah crea tutte le cose e dona loro la bellezza. Dal momento che una persona, per esempio, non ha disegnato e formato il suo viso, tale bellezza appartiene ad Allah.
- Allah dona questa bellezza all’uomo, che ha creato dal nulla, soltanto per un periodo limitato dal momento che presto invecchierà e morirà. Solo Allah ha il potere di ricreare quella bellezza nell’altra vita, in una forma anche più perfetta.
- Come nel caso di un essere umano, tutte le creature che meritano amore sono create da Allah e rese “belle”. Al fine di ricordare agli uomini che il vero padrone della bellezza è Lui, Allah fa in modo che la bellezza abbia fine con la morte e infine con il giorno del Giudizio. Nell’altra vita, tutti gli essere saranno creati di nuovo.
Per questo motivo, un credente ama tutte le cose che incontra in questo mondo, consapevole che esse appartengono ad Allah e che nell’Aldilà incontrerà la forma “originale” della loro bellezza. Il suo vero amore è quindi per Allah, Colui che dona tutto ciò che si ama: Egli è il vero Padrone di ogni bellezza.
A differenza dell’amore basato sulla fede in Allah provato dai credenti, l’amore dei miscredenti si fonda sull’idolatria. Questa forma d’amore è descritta nel versetto seguente, il quale riporta le parole che il Profeta Ibrahim (as) rivolse alla sua gente:
Disse: “Invero non avete adottato gli idoli all’infuori di Allah se non per amore reciproco in questo mondo. Poi, nel Giorno della Resurrezione gli uni disconosceranno gli altri e gli uni malediranno gli altri; vostra dimora sarà il fuoco e non avrete chi vi soccorrerà”. (Surat al-’Ankabut: 25)
Said Nursi, detto anche Bediuzzaman (la Meraviglia dell’Epoca), uno dei più grandi sapienti musulmani del ventesimo secolo, paragona questa forma di amore a quella di un uomo che guarda il sole riflesso in uno specchio che tiene in mano. Una volta che lo specchio è andato in pezzi e la luce non è più riflessa da esso, l’uomo sente un’angoscia profonda dal momento che ha perduto una fonte di luce. Egli non è tuttavia abbastanza intelligente da comprendere che la luce che osserva nello specchio non origina realmente da esso, ma proviene dal sole. Gli specchi, semplicemente, la riflettono.
Un credente mostra tutto il suo amore per Allah. Amare Allah significa amare gli esseri, nella consapevolezza che essi riflettono gli attributi di Allah i quali appartengono a Lui come nel caso degli specchi.
Un credente, di conseguenza, mostra il suo amore per Allah amando i credenti, i quali “manifestano” gli attributi di Allah nel loro atteggiamento e nella loro condotta e rivelano i valori morali ritenuti buoni da Allah. Questa forma di amore non è basata sulla parentela, sulla razza o su un qualche genere di interesse. A causa dell’amore che si sente per Allah, si prova amore per coloro che a loro volta amano Allah. Nel Corano, il nostro Signore descrive l’amore tra i credenti parlando dell’amore tra i compagni del Profeta (saas):
Quanti prima di loro abitavano il paese e [vivevano] nella fede, che amano quelli che emigrarono presso di loro e non provano in cuore invidia alcuna per ciò che hanno ricevuto e che [li] preferiscono a loro stessi nonostante siano nel bisogno. Coloro che si preservano dalla loro stessa avidità, questi avranno successo. (Surat al-Hashr: 9)
Il Corano spiega che l’amore provato per i credenti è un dono speciale da parte di Allah:
In verità il Compassionevole concederà il Suo Amore a coloro che credono e compiono il bene. (Surah Maryam: 96)
«Yahya, tienti saldamente alla Scrittura». E gli demmo la saggezza fin da fanciullo, tenerezza da parte Nostra e purezza. Era uno dei timorati. (Surah Maryam: 12-13)
I credenti amano solo Allah e coloro che hanno fede in Lui. Non provano quindi alcun amore per chi si ribella ad Allah. Questo tema è sottolineato nei seguenti versetti del Corano:
O credenti, non prendetevi per alleati il Mio nemico e il vostro, dimostrando loro amicizia, mentre essi non hanno creduto alla verità che vi è giunta e hanno scacciato l’Inviato e voi stessi solo perché credete in Allah vostro Signore. Se siete usciti in combattimento per la Mia causa, bramando il Mio compiacimento, pensate di poter mantenere segreta la vostra relazione con loro, mentre Io conosco meglio [di chiunque altro] quel che celate e quel che palesate? Chi di voi agisse in questo modo si allontanerebbe dalla retta via. (Surat al-Mumtahana: 1)
Avete avuto un bell’esempio in Ibrahim e in coloro che erano con lui, quando dissero alla loro gente: «Noi ci dissociamo da voi e da quel che adorate all'infuori di Allah: vi rinneghiamo. Tra noi e voi è sorta inimicizia e odio [che continueranno] ininterrotti, finché non crederete in Allah, l’Unico…» (Surat al-Mumtahana: 4)
O voi che credete, non prendete per alleati i vostri padri e i vostri fratelli se preferiscono la miscredenza alla fede. Chi di voi li prenderà per alleati sarà tra gli ingiusti. (Surat at-Tawba: 23)
Non troverai alcuno, tra la gente che crede in Allah e nell’Ultimo Giorno, che sia amico di coloro che si oppongono ad Allah e al Suo Inviato, fossero anche i loro padri, i loro figli, i loro fratelli o appartenessero al loro clan. (Surat al-Mujadala: 22)
Come spiegano i versetti citati, l’amore di un credente ha come unico criterio l’“amore provato per Allah”. Accantonato ogni fattore quale la parentela o la ricchezza, questo amore è profondamente radicato nella fede e in nobili valori. Un credente prova amore per coloro che hanno una fede salda, piuttosto che per gode di fama, denaro o posizione sociale, che sono cose importanti solo in apparenza.
Avendo purificato i propri sentimenti di amore di quei fattori diversi dall’“amore provato per Allah”, un credente ama chi più teme Allah ed è più attento nel ricercare la Sua soddisfazione. Più si incarnano gli attributi propri dei credenti, più si è amati dai credenti. Anche nel Corano, vediamo che i credenti provano un amore profondo per il Profeta (saas) — il più vicino ad Allah e colui che più Lo teme:
Il Profeta è più vicino ai credenti di loro stessi… (Surat al-Ahzab: 6)
Dal momento che un credente sa che l’amore si basa sulla fede, su questo criterio egli fonderà il suo matrimonio. Anche su questo punto emerge una differenza fondamentale tra i credenti e i miscredenti: questi ultimi basano spesso il loro matrimonio sui benefici reciproci. Questo vale in particolar modo per le donne, che cercano di trovare un “buon partito”, nella prospettiva di ottenere elevati standard di vita. A tale scopo, una ragazza giovane può facilmente accettare di sposare per tutta la vita un uomo per cui non prova alcun affetto. Ciò è, di fatto, simile a un accordo commerciale dal quale entrambi i contraenti ricavano dei benefici. La sola differenza è che questo accordo si presume duri tutta la vita .
Esempi di tali matrimoni sono legione. Molti giovani sposano persone ricche o attempate, o note per la loro immoralità, soltanto per la loro ricchezza o la loro fama.
I matrimoni dei miscredenti non sono sempre e soltanto basati sui benefici materiali. Ci sono anche molti giovani che cercano il “bell’aspetto” o il fascino nella persona che vogliono sposare. Queste ragazze sposano uomini che non hanno altro che la bellezza fisica, che ai loro occhi appaiono come “cavalieri su cavalli bianchi”.
La logica che sta alla base di questo punto di vista trascura tuttavia un fatto cruciale: tutte queste caratteristiche fisiche sono infine destinate a scomparire e tutti gli esseri umani a invecchiare. Allah può inoltre ritirare la fortuna, il bell’aspetto o la salute di chiunque in un momento. Analogamente, bastano solo alcuni secondi per avere un incidente e restare paralizzati, costretti a letto o perdere il proprio fascino. In tali condizioni, che ne sarebbe di un simile matrimonio?
Che farebbe quella donna che si è sposata per i begli occhi del marito se questi restasse cieco in seguito a un incidente? Probabilmente si renderebbe conto del fondo irrazionale sul quale si è fondata una decisione tanto importante.
Un credente mira al Paradiso eterno nell’altra vita. La sua vita ha lo scopo di ottenere l’approvazione di Allah e di conseguire “la salvezza e la felicità”. Avendo dedicato tutte le sue preghiere e la sua vita intera ad Allah, egli certo offrirà anche il suo matrimonio ad Allah.
Un matrimonio celebrato per ottenere l’approvazione di Allah è senz’altro del tutto diverso da quello basato sull’“idolatria”. In un simile matrimonio, i criteri non possono di certo essere il denaro, la fama o la bellezza. L’unico scopo del matrimonio sarà di ottenere l’approvazione di Allah. Il vero credente intende sposare qualcuno che gli garantisca l’approvazione di Allah. Di conseguenza, egli o ella sposa soltanto una persona che si dimostra profondamente leale ad Allah e superiore in quanto a fede e a pietà (taqwa).
Per questo motivo, certe donne che vissero al tempo del Profeta Muhammad (saas) espressero il desiderio di sposarsi con lui. Coloro che preferirono altrimenti sono definite nel Corano come donne che desiderano “il fasto di questa vita”:
O Profeta, dì alle tue spose: “Se bramate il fasto di questa vita, venite: vi darò modo di goderne e vi darò grazioso congedo. Se invece bramate Allah e il Suo Inviato e la Dimora Ultima, [sappiate] che Allah ha preparato una ricompensa enorme per quelle di voi che fanno il bene” (Surat al-Ahzab: 28-29)
Gli Attributi dei Credenti
Chi vive secondo il Corano amerà coloro che vivono secondo il Corano, ossia i credenti, ai quali, per la fede in Allah, sono concessi alcuni attributi che li rendono degni d’amore. Un credente cercherà questi attributi anche negli altri credenti, e per questa ragione li amerà.
Gli attributi salienti dei credenti, in conformità con il Corano, sono i seguenti:
• Servono solo Allah e non idolatrano nessuno, neppure mentalmente. (Surat al-Fatiha: 1-7; Surat an-Nisa’: 36)
• Temono Allah. Si astengono dal compiere ciò che Allah ha proibito o che è contrario al Suo volere. (Surah Al ‘Imran: 102; Surah Ya Sin: 11; Surat at-Taghabun: 16; Surat az-Zumar: 23)
• Confidano solo in Allah. (Surat al-Baqara: 249; Surat at-Tawba: 25-26)
• Non temono nessuno se non Allah. (Surat al-Ahzab: 39)
• Si sentono sempre riconoscenti nei confronti di Allah. La ricchezza o la povertà non li inducono alla vanagloria o alla disperazione. (Surat al-Baqara: 172; Surat al-Isra’: 3; Surah Ibrahim: 7)
• Sono certi nella loro fede. Il pensiero di non dedicarsi più alla ricerca dell’approvazione di Allah non li sfiora nemmeno. Servono Allah in modo incessante, con zelo e ardore crescenti. (Surat al-Hujurat: 15; Surat al-Baqara: 4)
• Si attengono al Corano. Orientano ogni loro azione in accordo con il punto di vista coranico. Disconoscono immediatamente un comportamento quando comprendono che non si conforma agli insegnamenti del Corano. (Surat al-A’raf: 170; Surat al-Ma’ida: 49; Surat al-Baqara: 121)
• Ricordano Allah in continuazione. Sanno che Allah è Colui Che vede e sente ogni cosa, e tengono sempre a mente l’eterna potere di Allah. (Surah Al ‘Imran: 191; Surat ar-Ra’d: 28; Surat an-Nur: 37; Surat al-A’raf: 205; Surat al-’Ankabut: 45)
• Riconoscono la propria debolezza di fronte ad Allah. Sono umili. (Per quanto questo non significhi che sono deboli e quindi diffidenti nei confronti degli altri.) (Surat al-Baqara: 286; Surat al-A’raf: 188)
• Sanno che nulla può accadere loro se non ciò che Allah ha stabilito. Non si spazientiscono mai, restano sempre calmi e ripongono la loro fiducia in Allah. (Surat at-Tawba: 51; Surat at-Taghabun: 11; Surah Yunus: 49; Surat al-Hadid: 22)
• Sono rivolti verso l’altra vita; il loro principale obiettivo è l’altra vita. Beneficiano anche delle benedizioni terrene e aspirano a un ambiente molto simile al Paradiso in questo mondo. (Surat an-Nisa’: 74; Surah Sad: 46; Surat al-A’raf: 31-32)
• Prendono come amici e confidenti soltanto Allah e i credenti. (Surat al-Ma’ida: 55-56; Surat al-Mujadala: 22)
• Sono persone dotate di intelletto. Non perdono mai la consapevolezza dell’adorazione, restano caute e vigili in ogni momento. Sono sempre al servizio dei credenti e della religione. (Surat al-Mu’min: 54; Surat az-Zumar: 18)
• Compiono grandi sforzi nel cammino di Allah. Lottano contro i miscredenti sul terreno intellettuale, specialmente contro i leader della miscredenza. Non si sentono mai frustrati o scoraggiati in questa lotta. (Surat al-Anfal: 39; Surat al-Hajj: 78; Surat al-Hujurat: 15; Surat at-Tawba: 12)
• Non esitano a dire il vero. Non si astengono dal dire la verità per paura degli altri. Non importa loro di essere derisi o aggrediti dai miscredenti, né temono la censura degli uomini. (Surat al-Ma’ida: 54, 67; Surat al-A’raf: 2)
• Ricorrono a vari metodi per trasmettere il messaggio di Allah e per invitare la gente alla Sua religione. (Surah Nuh: 5-9)
• Non opprimono. Sono misericordiosi e sensibili. (Surat an-Nahl: 125; Surat at-Tawba 128; Surah Hud: 75)
• Non si lasciano trascinare dall’ira; sono tolleranti e pronti al perdono. (Surah Al ‘Imran: 134; Surat al-A’raf: 199; Surat ash-Shu’ara’: 40-43)
• Sono affidabili. Inducono un’impressione di attendibilità sugli altri per la loro forte personalità. (Surat ad-Dukhan: 17-18; Surat at-Takwir: 19-21; Surat al-Ma’ida: 12; Surat an-Nahl: 120)
• Sono accusati di essere stregoni o pazzi. (Surat al-A’raf: 132; Surah Yunus: 2; Surah Sad: 4; Surat al-Hijr: 6; Surat al-Qamar: 9)
• Subiscono l’oppressione. (Surat ash-Shu’ara’: 49; 167; Surat al-’Ankabut: 24; Surah Ya Sin: 18; Surah Ibrahim: 6; Surat an-Naml: 49, 56; Surah Hud: 91)
• Perseverano nonostante le avversità. (Surat al-’Ankabut: 2-3; Surat al-Baqara: 156, 214; Surah Al ‘Imran: 142, 146, 195; Surat al-Ahzab: 48; Surah Muhammad: 31; Surat al-An’am: 34)
• Non temono l’oppressione o la morte. (Surat at-Tawba: 111; Surah Al ‘Imran: 156-158, 169-171, 173; Surat ash-Shu’ara’: 49-50; Surat as-Saffat: 97-99; Surat an-Nisa’: 74)
• I miscredenti tramano contro di loro e li aggrediscono; li deridono. (Surat al-Baqara: 14, 212)
• Sono sotto la protezione di Allah. Tutti i piani escogitati contro di loro si rivelano inutili. Allah li protegge da ogni calunnia e trappola e li esalta. (Surah Al ‘Imran: 110-111, 120; Surah Ibrahim: 46; Surat an-Anfal: 30; Surat an-Nahl: 26; Surah Yusuf: 34; Surat al-Hajj: 38; Surat al-Ma’ida: 42, 105; Surat an-Nisa’: 141)
• Sono in guardia contro i miscredenti. (Surat an-Nisa’: 71, 102; Surah Yusuf : 67)
• Trattano Satana e i suoi seguaci come nemici. (Surah Fatir: 6; Surat az-Zukhruf 62; Surat al-Mumtahana: 1; Surat an-Nisa’: 101; Surat al-Ma’ida: 82)
• Lottano contro gli ipocriti. Non frequentano persone che si dimostrano ipocrite. (Surat at-Tawba: 83, 95, 123)
• Prevengono la tirannia dei miscredenti. (Surat al-Ahzab: 60-62; Surat al-Hashr: 6; Surat at-Tawba: 14-15, 52)
• Agiscono consultandosi tra loro. (Surat ash-Shura: 38)
• Non anelano all’ostentazione dei miscredenti. (Surat al-Kahf: 28; Surat at-Tawba: 55; Surah Ta Ha: 131)
• Non sono impressionati dalla ricchezza o dalla condizione sociale. (Surat al-Hajj: 41; Surat al-Qasas: 79-80; Surat an-Nahl: 123)
• Praticano ogni atto di adorazione nel miglior modo possible. (Surat al-Baqara: 238; Surat al-Anfal: 3; Surat al-Mu’minun: 1-2)
• Non seguono i criteri della maggioranza, ma piuttosto quelli stabiliti da Allah. (Surat al-An’am: 116)
• Si sforzano di avvicinarsi ad Allah e di costituire un buon esempio per i credenti. (Surat al-Ma’ida: 35; Surah Fatir: 32; Surat al-Waqi’a: 10-14; Surat al-Furqan: 74)
• Non sono influenzati da Satana. (Surat al-A’raf: 201; Surat al-Hijr: 39-42; Surat an-Nahl: 98-99)
• Non seguono ciecamente i loro padri. Si comportano in modo conforme agli insegnamenti del Corano. (Surah Ibrahim: 10; Surah Hud: 62, 109)
• Non permettono che le donne siano maltrattate. (Surat an-Nur: 4; Surat at-Talaq: 6; Surat al-Baqara: 231, 241; Surat an-Nisa’: 19)
• Evitano la stravaganza. (Surat an-An’am: 141; Surat al-Furqan: 67)
• Proteggono la loro castità, si sposano e conducono una vita coniugale conforme al volere di Allah. (Surat al-Mu’minun: 5-6; Surat an-Nur: 3, 26, 30; Surat al-Baqara: 221; Surat al-Ma’ida: 5; Surat al-Mumtahana: 10)
• Sono moderati nel praticare la loro adorazione. (Surat al-Baqara: 143; Surat an-Nisa’: 171)
• Sanno sacrificarsi. (Surat al-Insan: 8; Surah Al ‘Imran: 92, 134; Surat at-Tawba: 92)
• Sono attenti alla pulizia. (Surat al-Baqara: 125, 168; Surat al-Muddaththir: 1-5)
• Attribuiscono importanza all’estetica e all’arte. (Surah Saba’: 13; Surat an-Naml: 44)
• Non spiano o calunniano i credenti. (Surat al-Hujurat: 12)
• Evitano la gelosia. (Surat an-Nisa’: 128)
• Chiedono perdono ad Allah. (Surat al-Baqara: 286; Surah Al ‘Imran: 16-17, 147, 193; Surat al-Hashr: 10; Surah Nuh: 28)
L’Oppressione contro i Credenti
Gli attributi dei credenti sopra elencati sono di due tipi:
Il primo tipo include quegli attributi che i credenti esibiscono volontariamente; tra essi si possono citare il servizio ad Allah, il sacrificio di sé e la modestia.
Il secondo tipo è costituito da quegli attributi che si evincono da situazioni al di fuori del loro controllo, come le cospirazioni o i dileggi da parte dei miscredenti. Tali circostanze sono molto importanti al fine di identificare i credenti sinceri, in quanto molti dei loro attributi possono essere imitati. Per esempio, anche un ipocrita può dedicarsi all’adorazione o compiere dei sacrifici in vista di un guadagno. Gli attributi mostrati in situazioni che sono fuori controllo non possono tuttavia essere imitati, come nel caso in cui dei miscredenti opprimano dei credenti sinceri.
Per tale motivo, questi attributi assumono grande importanza quando si vogliano valutare dei credenti. Per capire se una comunità è composta da credenti sinceri, si devono prendere in considerazione questi criteri, le immutabili leggi di Allah così come spiegate nel Corano.
Nel valutare l’oppressione verbale e le calunnie contro i musulmani, il nostro punto di riferimento dovrebbe essere ciò che accadde ai musulmani nelle epoche passate. In tal senso, il Corano racconta le difficoltà e le calunnie incontrate dei primi Musulmani:
Credete forse che entrerete nel Paradiso senza provare quello che provarono coloro che furono prima di voi?... (Surat al-Baqara: 214)
Nei versetti che raccontano “quello che provarono coloro che furono prima di voi” troviamo un elemento degno di nota. I nemici dei profeti e dei credenti non dissero: “Queste persone credono in Allah e cercano la Sua approvazione”; oppure: “Queste persone non sono immorali come noi, possiedono nobili valori”. Al contrario, tentarono di calunniare i credenti e li accusarono nella maniera più disdicevole.
Di certo, non oserebbero dire: “Siamo ribelli verso Allah e non rispettiamo alcun limite morale; vogliamo soltanto opprimere queste persone che non ci arrecano alcun beneficio”. Sarebbe insensato aspettarsi che queste persone facessero confessioni come: “Queste sono le persone che rispettano i comandamenti di Allah, mentre noi siamo trasgressori”. Al contrario, si sforzeranno di legittimare le loro calunnie diffamando i credenti e presentandosi come persone “corrette e oneste”. Nelle storie riferite nel Corano, si può vedere che esattamente gli stessi metodi furono impiegati contro i credenti vissuti nel passato
Per esempio, il Profeta Nuh (as) – come tutti gli altri profeti – invitò il suo popolo a servire soltanto Allah. Un sistema fondato sul servizio esclusivo ad Allah di certo intralciava gli interessi dei capi della società, i quali avevano acquisito ricchezza e posizione sociale basandosi sulla miscredenza. Di certo, questi capi non avrebbero mai ammesso che il messaggio di Nuh (as) si opponeva ai loro interessi. Al contrario, lo accusarono di perseguire i suoi interessi personali – “la posizione sociale e il prestigio”. Il Corano racconta così questa situazione:
Già inviammo Noè al suo popolo. Disse loro: «O popol mio, adorate Allah. Per voi non c'è altro dio che Lui. Non Lo temete?». Allora i notabili della sua gente, che erano miscredenti dissero: «Costui non è che un uomo come voi! Vuole [solo] elevarsi sopra di voi...» (Surat al-Mu’minun: 23-24)
Il Profeta Musa (as) e il Profeta Harun (as) furono oggetto delle stesse accuse. Faraone e i suoi più stretti collaboratori dissero loro: “Sei venuto per allontanarci da quello che i padri ci hanno tramandato e per far sì che la grandezza sulla terra appartenga a voi due? Non vi crederemo!” (Surah Yunus: 78)
Le calunnie rivolte ai credenti possono raggiungere proporzioni inimmaginabili. Nel corso della storia, i messaggeri di Allah sono stati accusati di “stregare ed ingannare” i credenti che li seguivano:
Dissero: « Quei due sono sicuramente due maghi che vogliono cacciarvi dalla vostra terra con la magia e cancellare la vostra esemplare dottrina» (Surah Ta Ha: 63)
… I miscredenti dicono: “È uno stregone…” (Surah Sad: 4)
L’ambizione principale di quanti calunniano i musulmani è di presentarli con i loro stessi vizi, a tal punto che osarono dire del nobile Profeta Nuh (as): “È un gran bugiardo!...” (Surat al-Qamar: 25).
Un’altra calunnia cui spesso i credenti sono esposti è quella della “pazzia”, la quale deriva dalla incapacità dei miscredenti di intendere una delle motivazioni importanti dei credenti, vale a dire il concetto di “ottenere l’approvazione di Allah”. I miscredenti faticano a comprendere le azioni dei credenti mirate unicamente a questo obiettivo. Gli risulta incredibile che i credenti dedichino tutta la loro esistenza ad azioni disinteressate rivolte al servizio di Allah. Ai loro occhi, wwun simile atteggiamento idealista non può che essere “pazzia”. Nel corso della storia, essi hanno spesso fatto ricorso a questa calunnia. Del Profeta Musa (as), Faraone disse: “Davvero il messaggero che vi è stato inviato è un folle” (Surat ash-Shu’ara’: 27). Inoltre, nel rifiutare il Profeta Nuh (as), il suo popolo disse: “È un pazzo” (Surat al-Qamar: 9).
I credenti furono accusati anche di adulterio. Il Profeta Yusuf (as) e Maryam (as), modelli di comportamento per i credenti e le credenti, sono persone nobili che furono oggetto delle stesse calunnie. I miscredenti accusaro-no inoltre molti profeti di “essere palesemente in errore” (Surat al-A’raf: 60).
Ma non sarebbe corretto ritenere che tutti questi eventi appartengano al passato. Il Corano ci dice che altri credenti possono vivere le medesime esperienze. Vale a dire, chiunque difenda la religione autentica e disturbi quindi coloro che sono distanti dai suoi valori, può soffrire situazioni simili.
Si deve ricordare che la propaganda dei miscredenti a proposito dei musulmani può fare parte di una simile campagna denigratoria. Come Allah consiglia nel versetto sotto riportato, prima di intraprendere una campagna estensiva, dobbiamo evitare di credere nelle notizie diffuse dai “deviatori”. Di esse ci avverte Allah con queste parole:
O credenti, se un deviatore vi reca una notizia, verificatela, affinché non portiate, per disinformazione, pregiudizio a qualcuno e abbiate poi a pentirvi di quel che avrete fatto (Surat al-Hujurat: 6)

LA VITA NELLA SOCIETÀ DELL’IGNORANZA


Nei capitoli precedenti abbiamo detto che la differenza principale tra i credenti e i miscredenti consiste nella consapevolezza dei primi dell’infinito potere di Allah. Abbiamo anche parlato di come un credente, che è consapevole dell’esistenza di Allah, debba orientare tutta la sua vita al fine di conseguire l’approvazione di Allah.
Una delle caratteristiche più significative di chi sa apprezzare il potere di Allah e quindi orienta ogni sua azione all’ottenimento delle Sue benedizioni è il fatto di liberarsi da tutto quanto sia altro da Lui. Il concentrare la propria vita nell’ottenimento della Sua approvazione e nell’essere Suoi servi, sviluppa una prospettiva diversa sull’universo, per la consapevolezza di essere creati e controllati da Allah. Dal momento che si considera Allah l’unica divinità, i falsi dei che stano intorno perdono il loro significato.
Nel Corano, questo tema è evidenziato nella storia del Profeta Ibrahim (as) come rivelata al Profeta Muhammad (sas):
… In verità era un veridico, un profeta. Disse a suo padre: «O padre, perché adori ciò che non vede e non sente e non può proteggerti da alcunché?» (Surah Maryam: 41-42)
Il credente che ricerca unicamente la soddisfazione di Allah e solo a Lui rivolge le sue suppliche e le sue preghiere, diviene “indipendente” da tutti gli esseri creati. Non sente il bisogno di compiacere altre persone, e non affida le sue speranze ad altri che Allah. Di fatto, è possibile conseguire l’autentica libertà soltanto nel momento in cui si comprende pienamente questo fatto e ci si volge ad Allah.
La vita di coloro che non possiedono la vera fede, a differenza dei credenti, è schiava di innumerevoli falsi dei. Queste persone spendono tutta la loro vita alla ricerca dell’approvazione degli altri e l’aiuto di cui necessitano lo chiedono ad altre persone. Le creature idolatrate dal miscredente nella sua mente non sono tuttavia che deboli “servi”, proprio come lui. In verità, questi esseri non possono soddisfare i suoi desideri e ancor meno possono salvarlo. La morte è indubbiamente l’evento rivelatore più chiaro del fatto che l’idolatra non può costituire in alcun modo un aiuto. Sarebbe tuttavia troppo tardi attendere la morte per cogliere la natura immaginaria di queste divinità.
L’impasse cui queste persone sono giunte è così descritto nel Corano:
Si prendono divinità all’infuori di Allah, nella speranza di essere soccorsi. Esse non potranno soccorrerli, saranno anzi un'armata schierata contro di loro. (Surah Ya Sin: 74-75)
I miscredenti basano la loro intera esistenza su questa logica molto distorta. Ne consegue un’altra importante differenza tra i credenti e i miscredenti: i primi adottano i criteri stabiliti da Allah come loro unica guida. Osservano i comandamenti del Corano - il Libro giusto - e la Sunna del Profeta (saas). La loro religione è l’Islam, che è spiegato in dettaglio nel Corano e presentato nella vita esemplare del Profeta (saas).
Coloro che vivono una vita dimentica di Allah, accettano i criteri stabiliti dalle divinità immaginarie piuttosto delle norme stabilite da Allah. A differenza dell’Islam, la sola ed immutabile legge di Allah, costoro praticano una religione politeista. Queste persone si conformano a regole e obiettivi contraddittori imposti loro dalla società. Le religioni politeiste che seguono prendono varie forme.
Alcuni di essi mirano al denaro e al potere, mentre altri anelano al prestigio e all’autorevolezza. Alcuni aspirano a trovare un “buon coniuge” e ad avere una “vita familiare felice”. Questa diversità che genera differenti stili di vita e, di conseguenza, diverse “religioni” si basa infatti sull’incapacità di comprendere l’esistenza di Allah e dei Suoi limiti.
L’uomo è tuttavia per natura portato ad affidarsi ad Allah e ad essere Suo servo. Incapace di soddisfare da solo i suoi infiniti bisogni e desideri, tende naturalmente a volgersi soltanto ad Allah. La natura dell’uomo tende quindi a riconoscere Allah come suo Signore:
Rivolgi il tuo volto alla religione come puro monoteista, natura originaria che Allah ha connaturato agli uomini ; non c’è cambiamento nella creazione di Allah. Ecco la vera religione, ma la maggior parte degli uomini non sa (Surat ar-Rum: 30)
Un credente sincero, che non è preda dei desideri del proprio animo, ma che confida in Allah, impara a comportarsi, nella sua vita, secondo il libro rivelato da Allah, e prende a modello i profeti. La vita di un credente è del tutto diversa da quella di un miscredente. Oltre a questo, dallo studio del Corano e della Sunna del Profeta (saas) un credente impara fatti di cui i miscredenti sono del tutto inconsapevoli. Per esempio, Allah ha dato la buona notizia che darà la salvezza a chi compie il suo dovere nei Suoi confronti:
... A chi teme Allah, Egli apre una via d’uscita, e gli concede provvidenze da dove non ne attendeva. Allah basta a chi confida in Lui. In verità Allah realizza i Suoi intenti. Allah ha stabilito una misura per ogni cosa (Surat at-Talaq: 2-3)
Un credente che riconosce nel modo dovuto il potere di Allah dedicherà a Lui la sua vita, perché sa che Allah è sufficiente a “chi confida in Lui”, come è espresso nel seguente versetto del Corano:
... In nulla potrei proteggervi nei confronti di Allah. La decisione appartiene solo ad Allah e in Lui confido. In Lui confidino coloro che confidano». (Surah Yusuf: 67)
Un credente capace di cogliere questo fatto comprende che il suo unico dovere in questo mondo è quello di obbedire ai comandamenti di Allah. Questo è il suo dovere e la sua “professione”. La sua unica responsabilità è quella di impegnarsi per la causa di Allah. Chiede ad Allah ogni cosa, perché è Allah a dargli ogni cosa. Lo scopo della creazione dell’uomo è così descritto nel Corano:
È solo perché Mi adorassero che ho creato i dèmoni e gli uomini. Non chiedo loro nessun sostentamento e non chiedo che Mi nutrano. In verità Allah è il Sostentatore, il Detentore della forza, l’Irremovibile. (Surat adh-Dhariyat: 56-58)
È dunque improbabile che un credente, che possiede le qualità morali lodate nel Corano, possa sentire “paura del futuro” nel suo cuore. Questo timore è caratteristico di quanti vivono la vita come una lotta tra milioni di false divinità indipendenti. Ignari del fatto che ogni evento avviene sotto il controllo di Allah, in conformità con il destino, ritengono di dover lottare per sopravvivere. Credono di ottenere dei benefici “calpestando gli altri” e “abusando di loro” per ottenere i loro scopi e perseguire i propri interessi personali. Di certo, il loro pensiero corrisponde a ciò che ricevono…
Said Nursi spiega come l’uomo non riesca a comprendere che il suo vero dovere è essere un servo di Allah; aggiunge quindi:
“… conclusero dissennatamente che la vita è una lotta.”
Questo ragionamento, sottoscritto da quanti non vivono in conformità ai valori del Corano, è uno dei dogmi fondamentali della loro religione. È a causa di questa logica che essi provano costantemente sentimenti di angoscia e tensione:
- La maggioranza di queste persone, al contrario dei credenti, è egoista e individualista, interessata unicamente nell’acquisizione di vantaggi personali.
- Sono privi di quella delicata disposizione che si sviluppa con l’abnegazione. Il loro amore è basato sulla convenienza. Amano gli altri non per i loro valori o attributi, ma per interesse.
- Anche coloro che considerano i loro cari hanno nei loro confronti lo stesso tipo di rapporto, da cui deriva relazione priva di lealtà. Sono sempre preoccupati della potenziale infedeltà dei propri coniugi, dal momento che questi potrebbero, in ogni momento, trovare altri più ricchi o più belli …
- Sono consumati dalla gelosia, una caratteristica che impedisce loro di godere della bellezza e della benedizione. Per esempio, invece di trarre piacere dalla bellezza di qualcuno e dire: “In che splendido modo Allah lo ha creato (o l’ha creata)”, si sentono inquieti e dicono: “Perché non sono bello come lui (o lei)?”.
- Non provano riconoscenza nei confronti di Allah oppure non si accontentano delle benedizioni ricevute. Per un tale temperamento, desiderano possedere sempre più cose. Questa brama insaziabile diviene una fonte di disagio costante.
- Incapaci di accettare le proprie fragilità e debolezze, non chiedono aiuto ad Allah. Credono che allontanandosi da Allah con arroganza, evitando di chiedergli aiuto, potranno liberarsi delle loro debolezze. Non è questo tuttavia il modo per sbarazzarsi delle proprie debolezze. A questo punto si rivolgono ad altri e affidano ad essi le loro speranze. Coloro a cui si rivolgono sono anch’essi degli individui deboli che pensano soltanto a se stessi. Sono inoltre tutt’altro che misericordiosi e compassionevoli. A questo punto, si sentono quindi spesso “depressi” e abbattuti per il fatto di non riuscire a soddisfare le loro aspettative.
- Non conoscono il perdono e la tolleranza. Per questo motivo anche il minimo disaccordo tra loro può degenerare in uno scontro o in un conflitto. Ognuna delle parti considera, generalmente, una questione di orgoglio il rifiuto di accettare i propri errori. Per questo si sentono spesso afflitti.
- Non credono di vivere in un mondo che sta sotto la protezione ed il controllo di Allah, ma piuttosto in una giungla spietata, nella quale devono “sconfiggere” gli altri per sopravvivere. Pensano quindi di dover sviluppare un carattere duro, aggressivo ed egoista per poter sopravvivere in questa “giungla”. In verità, si comportano secondo ciò che vedono. Come si dice nella società dell’ignoranza, sono convinti che l’unica politica sia quella del pesce grande che divora il pesce piccolo, devono quindi divenire “pesci grandi e crudeli” per non essere divorati. .
Queste leggi valgono per quasi tutte le società in cui le persone non vivono la vera fede e seguono la morale appena descritta. Il Corano definisce queste società “ignoranti e incaute” perché del tutto ignare di Allah e dell’altra vita.
Il Corano ci dice che il Profeta Musa (as) definì come ignoranti i figli di Israele, una tribù che non si era mai dimostrata saggia né si era sottomessa ad Allah:
Facemmo traversare il mare ai Figli di Israele. Incontrarono un popolo che cercava rifugio presso i propri idoli. Dissero: «O Mosè, dacci un dio simile ai loro dèi». Disse: «In verità siete un popolo di ignoranti». Sì, il culto a cui si dedicano sarà distrutto e sarà reso vano il loro operare. Disse: «Dovrei cercare per voi un altro dio all’infuori di Allah, Colui che vi ha preferito sulle altre creature?» (Surat al-A’raf: 138-140)
Tuttavia, come si è detto, “la società dell’ignoranza” non ha una natura uniforme. Per quanto generalmente “ignoranti”, possono esserci diverse sezioni in una determinata società, con distinte caratteristiche. La società è comunemente segmentata in conformità al grado in cui ogni sua parte ha conseguito i criteri – di cui il potere economico è il primo – stabiliti dalla società stessa.
Il criterio con il quale valutare le persone nella società dell’“ignoranza”
I musulmani considerano la “taqwa” (timore reverenziale di Allah che ispira l’inviduo a evitare le azioni scorrette e ad anelare a quelle che Lo soddisfano) come il solo criterio con il quale valutare le persone. Come disse il Profeta (saas), essi sanno che “tra i credenti, l’uomo più perfetto nella sua fede è colui che ha il comportamento più eccellente” (Tirmidhi). Nelle società ignoranti, tuttavia, composte da persone prive di fede, “il denaro” è considerato il criterio principale in base al quale formarsi un’opinione degli altri:
Le società ignoranti danno dunque origine a logiche distorte:
- Una persona ricca, sebbene indecente e corrotta, è rispettata.
- Per questa regola stabilita dalla società, chi è “ricco ma indecente” si considera in realtà una persona “degna di stima”.
- Siccome la società attribuisce così tanta importanza al “denaro,” i poveri non hanno fiducia in se stessi. Questo comportamento dei poveri diviene più evidente quando si trovano tra i ricchi. Una persona povera può benissimo riconoscere di essere superiore al ricco che ha accanto perché quest’ultimo è depravato. Tuttavia, influenzata dalle idee instillate dalla società, non riesce a superare i propri sentimenti di inadeguatezza.
- Nella società dell’ignoranza, dove il possesso del “denaro” è molto stimato, prevale una degenerazione morale che si manifesta in varie forme, come la corruzione, l’abuso di autorità o il falso, ed è quasi completamente integrata nella vita quotidiana. Dal momento che ammassare denaro è il valore più importante, tutti i metodi che consentono di fare soldi, per quanto possano essere immorali e ingiusti, sono legittimi.
La storia di Qarun nel Corano descrive al meglio l’“orientamento al denaro” della società:
Invero Qarûn faceva parte del popolo di Mosè, ma poi si rivoltò contro di loro. Gli avevamo concesso tesori le cui sole chiavi sarebbero state pesanti per un manipolo di uomini robusti. Gli disse la sua gente: «Non essere tronfio! In verità Allah non ama i superbi. Cerca, con i beni che Allah ti ha concesso, la Dimora Ultima. Non trascurare i tuoi doveri in questo mondo, sii benefico come Allah lo è stato con te e non corrompere la terra. Allah non ama i corruttori». Rispose: «Ho ottenuto tutto ciò grazie alla scienza che possiedo». Ignorava forse che già in precedenza Allah aveva fatto perire generazioni ben più solide di lui e ben più numerose? I malfattori non saranno interrogati a proposito delle loro colpe. Poi uscì, [mostrandosi] al suo popolo in tutta la sua pompa. Coloro che bramavano questa vita dissero: «Disgraziati noi, se avessimo quello che è stato dato a Qarûn! Gli è stata certo data immensa fortuna!». Coloro che invece avevano avuto la scienza dissero: «Guai a voi! La ricompensa di Allah è la migliore, per chi crede e compie il bene». Ma essa viene data solo a quelli che perseverano. Facemmo sì che la terra lo inghiottisse, lui e la sua casa. E non vi fu schiera che lo aiutasse contro Allah, non poté soccorrere se stesso. E coloro che la vigilia si auguravano di essere al posto suo, dissero: «Ah! È ben evidente che Allah concede con larghezza o lesina a chi vuole tra i Suoi servi. Se Allah non ci avesse favorito, certamente ci avrebbe fatto sprofondare. Ah! È ben evidente che i miscredenti non prospereranno». Questa Dimora Ultima la riserviamo a coloro che non vogliono essere superbi sulla terra e non seminano corruzione. L’esito finale appartiene ai timorati [di Allah]. (Surat al-Qasas: 76-83)
Come si comprende da questi versetti, Qarun e quelli che lo invidiavano erano i rappresentanti di una tipica società dell’ignoranza. Non riuscirono a comprendere che Allah possiede ogni cosa, e concede doni a chi vuole. Qarun pensò che la ricchezza che possedeva gli fosse stata concessa per la sua superiorità. Ma si sbagliava.
- Dal momento che Allah crea ogni essere, Egli è il vero padrone di ogni cosa. In questo senso, chi possiede qualcosa può essere considerato un “fiduciario”, in quanto si prende temporaneamente cura di un avere che in realtà appartiene ad Allah.
- Le benedizioni non vengono concesse agli uomini per una loro superiorità o perché in possesso di qualcosa di importante. Sono in realtà elargite come favore o come prova. Quel che ci si aspetta in cambio è che non diventino “arroganti” ma bensì “riconoscenti” ad Allah. Chi non è in grado di comprendere questo, non può ricavare né felicità né salvezza, in questo mondo e nell’altro, dai beni che possiede.
- La proprietà non è concessa affinché si possa “ammassarla” e così divenire avari. Allah elargisce beni agli uomini perché possano usarli nel cammino di Allah. Il destino di quanti si comportano altrimenti è così descritto:
Coloro che sono avari di quello che Allah ha concesso loro della Sua grazia, non credano che ciò sia un bene per loro. Al contrario, è un male: presto, nel Giorno del Giudizio, porteranno appeso al collo ciò di cui furono avari. Ad Allah l’eredità dei cieli e della terra; e Allah è ben informato di quello che fate. (Surah Al ‘Imran: 180)
- Nello spendere la ricchezza che gli è stata concessa da Allah, l’uomo deve farne un uso saggio al fine di ottenere l’approvazione di Allah, senza temere che le sue risorse si esauriscano. Nel Corano, Allah sottolinea questo pericolo e ricorda che Satana minaccia l’uomo per mezzo della “povertà” (Surat al-Baqara: 268). Allah afferma inoltre di ripagare ogni cosa che viene spesa nella Sua via. Il versetto importante, a questo riguardo, è il seguente:
Dì: «In verità il mio Signore concede generosamente a chi vuole e lesina a chi vuole. E vi restituirà tutto ciò che avrete dato. Egli è il Migliore dei dispensatori». (Surah Saba’: 39)
La storia di Qarun rivela un attributo generale della società dell’ignoranza. Ad un esame attento, essa mostra infatti che Qarun potrebbe davvero incarnare persone ricche e prestigiose di quella società.
Nei versetti rilevanti, si parla anche di coloro che invidiano Qarun. Queste persone seguivano la stessa logica insensata di Qarun e non erano in grado di capire che il vero padrone del bene è Allah. Attribuiscono quindi grande importanza a Qarun e al suo patrimonio.
Coloro che possono distanziarsi dalle influenze della società sono i veri credenti:
- Dal momento che il criterio dei credenti non era il denaro ma la fede e che erano consapevoli del fatto che ogni cosa appartiene ad Allah, capivano che non era saggio invidiare Qarun. Capirono inolte che egli si trovava in una posizione pietosa.
- A differenza dei membri della società dell’ignoranza, essi non dissero che Allah “concede generosamente a chi vuole e lesina a chi vuole” dopo la morte di Qarun, ma compresero questo fatto fin dall’inizio.
Una situazione molto simile è narrata nella storia dei “padroni delle vigne”. La distinzione tra un uomo al quale sono concesse moltissime benedizioni e doni, come nel caso di Qarun, e un credente, che crede in Allah e fa il suo dovere verso di Lui, è raccontata così nel Corano:
Proponi loro la metafora dei due uomini: ad uno di loro demmo due giardini di vigna circondati da palme da datteri, separati da un campo coltivato. Davano il loro frutto i due giardini senza mancare in nulla e in mezzo a loro facemmo sgorgare un ruscello. Alla raccolta disse al suo compagno: «Ti sono superiore per beni e più potente per clan!». Entrò nel suo giardino e, ingiusto nei suoi stessi confronti, disse: «Non credo che tutto questo possa giammai perire; non credo che l’Ora sia imminente, e se mi si condurrà al mio Signore, certamente troverò qualcosa di meglio che questo giardino!». Gli rispose il suo compagno argomentando con lui: «Vorresti rinnegare Colui che ti creò dalla polvere e poi dallo sperma e ti ha dato forma d’uomo? Per quanto mi concerne è Allah il mio Signore e non assocerò nessuno al mio Signore. Conveniva che entrando nel tuo giardino dicessi: “Così Allah ha voluto! Non c’è potenza se non in Allah!”. Sebbene tu mi veda inferiore a te nei beni e nei figli può darsi che presto il mio Signore mi dia qualcosa di meglio del tuo giardino e che invii dal cielo una calamità contro di esso riducendolo a nudo suolo, o che l’acqua che l’irriga scenda a tale profondità che tu non possa più raggiungerla». Fu distrutto il suo raccolto, ed egli si torceva le mani per quello che aveva speso: i pergolati erano distrutti. Diceva: «Ah! Se non avessi associato nessuno al mio Signore!». E non ci fu schiera che potesse essergli d’aiuto contro Allah ed egli stesso non potè aiutarsi. Ché in tal caso [spetta] ad Allah, il Vero, la protezione. Egli è il migliore nella ricompensa e nel [giusto] esito. (Surat al-Kahf: 32-44)
Coloro che hanno i beni materiali in grande stima
In molte storie riferite nel Corano, Allah menziona un gruppo di uomini con i quali i musulmani, dopo avere comunicato il messaggio della religione, dovettero ingaggiare una lotta intellettuale a causa delle loro attitudini negative. Nel Corano, Allah menziona gli attributi di questo gruppo di persone che appaiono in quasi tutte le storie dei profeti.
Nel Corano, questo segmento della società viene definito come “capi arroganti del popolo”, “quanti conducevano vite facili”, “quelli che persistevano nell’immensa trasgressione” e “coloro che erano ingiustamente orgogliosi sulla terra”. La loro comune qualità è il fatto di avvalersi del potere e dei beni posseduti per rivoltarsi contro Allah e per seminare la discordia sulla terra. I versetti correlati recitano:
Non mandammo un ammonitore a una comunità senza che coloro che vivevano nell'agiatezza dicessero: «Non crediamo in ciò per cui siete stati inviati». Dissero: «Abbiamo ricchezze più grandi e figli, quindi non saremo castigati». (Surah Saba’: 34-35)
In accordo con le informazioni fornite da questi versetti, gli attributi diqueste persone possono essere elencati nel modo seguente:
- Le “ricchezze e i figli” concessi a queste persone ne incrementano l’arroganza e il rifiuto di Allah:
Gli ‘Âd furono ingiustamente superbi sulla terra e dissero: «Chi è più forte di noi?». Ma come, non avevano visto che Allah, Che li aveva creati, era più forte di loro? Negarono i Nostri Segni. (Surah Fussilat: 15)
Sarà tuttavia utile chiarire il punto seguente: il possesso di vasti beni materiali non è una caratteristica negativa. Si deve nondimeno essere consapevoli che è Allah l’Onnipotente Colui Che elargisce questi beni ed è dunque a Lui che si deve rendere grazie per tutto quanto si possiede. È invece sbagliato inorgoglirsi per i beni ricevuti nella vita di questo mondo, cosa che può condurre alla negazione. La gente i cui vizi sono descritti nel Corano commisero tali errori.
La maggior parte delle critiche rivolte ai credenti mentre insegnano i valori morali del Corano proviene generalmente da “coloro che vivono nell'agiatezza”, viziati dalle comodità e dal benessere. Dal momento che si rifiutano di sottomettersi ad Allah e di utilizzare i mezzi a loro disposizione in accordo al Suo volere, mostrano odio nei confronti dei credenti. Per esempio, fu una simile ira tra i pagani di Mecca a indurli a tentare di imprigionare, espellare e addirittura uccidere il nostro amato Profeta (saas):
E [ricorda] quando i miscredenti tramavano contro di te per tenerti prigioniero o ucciderti o esiliarti ! Essi tramavano intrighi e Allah tesseva strategie. Allah è il migliore degli strateghi. (Surat al-Anfal: 30)
Esempi simili a quelli descritti in dettaglio nel Corano si trovano anche nelle società odierne.
Queste persone, che vivono esistenze degenerate, considerano lecita ogni forma di perversione morale e rappresentano la classe dominante nella società per i mezzi di cui dispongono, costituisce una delle cause principali del crollo sociale della moralità. L’esito di società dedite ad ogni genere di perversione sessuale, la cui idea di divertimento consiste nell’abuso di enormi quantità di droghe e di alcool è chiaramente visibile in America, in Asia meridionale e nelle nazioni occidentali.
Non si deve tuttavia dimenticare che nessun sistema fondato sull’immoralità, la frode, l’ipocrisia e l’ingiustizia può durare. Tutti i sistemi falsi e degenerati sono condannati a scomparire, come rivelato nel Corano:
... la loro superbia sulla terra e le loro trame malvage. Ma la trama malvagia non fa che avvolgere i suoi artefici. Si aspettano un'altra consuetudine [diversa] da quella che fu adottata per i loro avi? Non troverai mai un cambiamento nella consuetudine di Allah, non troverai deviazione alcuna nella consuetudine di Allah. (Surat al-Fatir: 43)
Come si può vedere, la sconfitta di tutti quei gruppi che si sono inorgogliti, e che sono poi caduti nel vizio a causa dei mezzi materiali a loro disposizione e della condotta immorale cui indulsero è una legge di Allah. Costoro possono tuttavia pentirsi nel corso della loro esistenza in questo mondo e abbandonare le loro malvagità. Coloro che aderiscono a questo sistema non devono mai dimenticare che Allah è sempre pronto al perdono, che accorda a quanti abbandonano tale cammino e si volgono alla vera fede, si impegnano a beneficio della nazione e si comportano con correttezza e giustizia.
Chiunque segua il vero cammino aderirà ad esso prima di tutto a proprio bneficio. Se tuttavia si decide di fare ritorno al cammino del male e della perversione, non vi è dubbio che la punizione di Allah sarà oltremodo severa, come rivelato nel seguente versetto:
Chi segue la retta via, la segue a suo vantaggio; e chi si svia lo fa a suo danno; e nessuno porterà il peso di un altro. Non castigheremo alcunpopolo senza prima inviar loro un messaggero. (Surat al-Isra’: 15)
Norme morali nella società dell’ignoranza
La moralità dei credenti descritta nel Corano si fonda sul timore di Allah e sulla ricerca della Sua approvazione. Dal momento i membri della società dell’“ignoranza” non stabiliscono i loro giudizi di valore sulla pietà, i loro valori morali risultano distorti.
Dato che la società dell’“ignoranza” non è consapevole dell’infinito potere di Allah, i suoi membri basano la loro comprensione morale sul criterio espresso dalle parole: “Che cosa ne penserà la gente?”. Un tale giudizio può indurre a commettere delle azioni moralmente inaccettabili laddove non vi sia alcun testimone. Questa cultura immorale è altrimenti legittimata con un nuovo nome e una nuova forma.
Per esempio, molti nella società dell’“ignoranza” considerano immorale l’adulterio. Alcuni adulteri difficilmente osano ammetterlo, tuttavia, non evitano di commetterlo, qualora nessuno li veda.
È possibile osservare questa condotta in diverse forme considerando la vita delle persone ignoranti.
Il desiderio di vivere per sempre
Dì [loro, o Muhammad]: «Invero, la morte che fuggite vi verrà incontro, quindi sarete ricondotti a Colui che conosce l’invisibile e il palese, e vi informerà a proposito di quel che avrete fatto». (Surat al-Jumu’a: 8)
Inconsapevoli dell’esistenza di Allah e dell’altra vita, i membri della società dell’“ignoranza” si comportano “come se non dovessero mai morire”. In questa società, la morte continua ad essere una delle parole da evitare. Si fanno progetti, ma la morte è completamente ignorata. Ammassano fortune come se la vita di questo mondo fosse eterna. Dal momento che si tratta di piani esclusivamente terreni, quanti ricordano la morte sono definiti “seccatori”.
Questo è uno dei fattori più evidenti del ragionamento illogico sul quale i miscredenti fondano la loro esistenza. Dal momento che “ogni anima gusterà la morte” (Surah Al ‘Imran: 185), chi finge di ignorare la morte fonda la propria esistenza su fondamenti corrotti. L’uomo deve tuttavia avvalersi del proprio intelletto:
- Dal momento che gli viene donato il desiderio di vivere per sempre, deve domandarsi perché la sua vita è limitata a 60-70 anni.
- Dovrebbe riconoscere che è insensato pensare che evitando il pensiero della morte sia possibile mantenerla lontana. Ciò significa comportarsi come uno struzzo che mette la testa nella sabbia.
- Dovrebbe comprendere che Allah, il Quale lo ha plasmato in un corpo perfetto partendo dallo sperma, ha il potere di ricrearlo e di infondergli una nuova vita.
- Deve ricordare infine che Allah, Che ha promesso ed affermato in centinaia di versetti di crearlo di nuovo dopo la morte, di certo manterrà la Sua promessa.
Tutto ciò che si è detto lo indurrà a capire che la morte non è una scomparsa, ma una transizione verso l’altra vita. Dovrebbe anche comprendere che temere la morte non ha senso, in quanto è inevitabile. Ognuno morirà, in un momento dato. Coloro che temono la morte sono così ammoniti nel Corano:
…Quello che non palesano lo nascondono in sé: “Se avessimo avuto una qualche parte in questa storia, non saremmo stati uccisi in questo luogo”. Dì: “Anche se foste stati nelle vostre case, la morte sarebbe andata a cercare nei loro letti quelli che erano predestinati”… (Surah Al ‘Imran: 154)
La morte, che è una porta sull’altra vita, reca benedizione e salvezza soltanto a coloro che nel corso della loro esistenza hanno compiaciuto Allah. Per chi invece si è allontanato da Lui, la morte rappresenta la distruzione totale e l’inizio di un orribile disastro. Il Corano ci informa che il pentimento di coloro che dimenticarono Allah pensando di non dover mai morire, in punto di morte non servirà a nulla:
Ma non c’è perdono per coloro che fanno il male e che, quando si presenta loro la morte, gridano: “Adesso sono pentito!”; e neanche per coloro che muoiono da miscredenti. Per costoro abbiamo preparato doloroso castigo. (Surat an-Nisa’: 18)
Quando poi si presenta la morte a uno di loro, egli dice: «Mio Signore! Fatemi ritornare! Che io possa fare il bene che ho omesso». No! Non è altro che la [vana] parola che [Egli] pronuncia e dietro di loro sarà eretta una barriera fino al Giorno della Resurrezione. (Surat al-Mu’minun: 99-100)
Chi non ha dedicato la sua vita ad Allah vivrà per soffrire questo rimorso, a meno che Allah non desideri altrimenti.
Si ricordi che la vita di questo mondo è troppo breve, e che dopo di essa c’è una vita eterna, cui si ha il diritto di aspirare, purché si abbia, in questo mondo, meritato l’approvazione di Allah;
- Ci si deve preoccupare della vera vita dopo la morte, piuttosto che di quella di questo mondo, che è breve ed insignificante rispetto all’eterna abbondanza che ci è stata promessa. Per questo, i credenti consapevoli di questo fatto sono gli “eletti… il monito della Dimora [ultima]”. (Surah Sad: 46)
- Non ha senso farsi ingannare dalla futilità e dal fascino illusorio del mondo e attaccarsi profondamente ad esso. Né gli averi, né la bellezza, né il potere, la famiglia o la fama possono accompagnare una persona alla sua tomba. Ciò che resta nella tomba è soltanto un corpo avvolto in un sudario, che si decompone rapidamente dopo la sepoltura.
- Ciò che si porterà nell’altra vita sono le buone azioni e gli atti di adorazione compiuti per conseguire il compiacimento di Allah. Là, le benedizioni temporanee di questo mondo (salute, bellezza ecc.) saranno restituite all’uomo, nella forma più perfetta, per l’eternità.
- Chi non comprende questa realtà ed evita di spendere la sua ricchezza nel cammino di Allah, danneggia la sua anima e mette a repentaglio la sua vita eterna nell’altro mondo:
Ecco, siete invitati ad essere generosi per la causa di Allah, ma qualcuno di voi è avaro. Chi si mostrerà avaro lo sarà nei confronti di se stesso. Allah è Colui che basta a Se stesso, mentre siete voi ad essere poveri. Se volgerete le spalle vi sostituirà con un altro popolo e costoro non saranno uguali a voi. (Surah Muhammad: 38)
Coloro che non riescono a comprendere questa realtà e si attaccano profondamente a questo mondo si sforzano di ottenere una cosiddetta “immortalità”, motivo per cui desiderano “lasciare qualcosa, in questo mondo, con cui la gente possa ricordarli”. Questo desiderio appare in varie forme:
- Alcuni tentano di lasciarsi dietro delle “opera d’arte”, affinché “il loro nome possa continuare a vivere”. In un versetto, Allah dice :
Eleverete un edificio su ogni collina, [solo] per futilità? E costruirete fortezze come se doveste vivervi in perpetuo? (Surat ash-Shu’ara’: 128-129)
- Questa logica si esprime al meglio nel desiderio di “allevare dei figli”. Chi non spera nell’altra vita desidera dei figli che portino il suo cognome nel futuro. Questa è la ragione principale per cui si preferiscono i figli maschi.
In un altro versetto di afferma che il desiderio di “avere dei figli” è semplicemente una parte del fasto materiale di questo mondo:
Sappiate che questa vita non è altro che gioco e svago, apparenza e reciproca iattanza, vana contesa di beni e progenie. [Essa è] come una pioggia: la vegetazione che suscita conforta i seminatori, poi appassisce, la vedi ingiallire e quindi diventa stoppia. Nell’altra vita c’è un severo castigo, ma anche perdono e compiacimento da parte di Allah. La vita terrena non è altro che godimento effimero. (Surat al-Hadid: 20)
Certo, è auspicabile che la gente voglia crescere i figli in accordo a una morale positiva. Tuttavia, nel sistema contorto della società dell’ignoranza la causa di questo desiderio non è il compiacimento di Allah, ma soddisfare la propria arroganza e lasciare dietro di sé un segno permanente in questo mondo.
Nel Corano viene presentata l’attitudine dei veri credenti: chiedono dei figli ad Allah solo se ciò è necessario alla Sua soddisfazione. La maggior parte dei profeti visse senza avere figli, poiché, all’epoca, non ne ebbe l’opportunità; chiesero quindi figli ad Allah soltanto quando in età avanzata avevano bisogno di qualcuno che continuasse a comunicare il messaggio di Allah e sostenesse la causa della Sua religione.
La concezione della religione nella società dell’ignoranza
Persone come quelle sopra descritte non apprezzano Allah nel modo dovuto, sono “ignoranti” e interpretano la religione secondo la loro logica distorta e il loro credo. La concezione della religione che ne risulta mostra delle evidenti deviazioni rispetto al modello originale, così come è descritto nel Corano. Allah dice della religione recata dal Profeta Muhammad (saas) che “libera (gli uomini) del loro fardello e dei legami che li opprimono” (Surat al-A’raf: 157) e come la religione che non contiene “nulla di gravoso”:
…Egli vi ha scelti e non ha posto nulla di gravoso nella religione, quella del vostro padre Abramo che vi ha chiamati “musulmani”. … (Surat al-Hajj: 78)
Nel Corano, Allah ha invitato gli uomini a riflettere e a riconoscere le proprie credenze e metodi erronei, e ad adottare uno stile di vita considerato appropriato da Allah.
La società dell’ignoranza, che finge di non vedere il messaggio esplicito e comprensibile del Corano, ha inventato, sotto il nome di Islam, una religione colma di fanatismo. Le caratteristiche di questa religione distorta sono:
- La religione presentata nel Corano invita gli uomini a servire soltanto Allah e a liberarsi quindi del giogo di tutti gli altri esseri. Di conseguenza, non essendo obbligato a perseguire la soddisfazione delle altre persone, l’uomo è il solo responsabile di ricercare l’approvazione di Allah. I membri della società dell’ignoranza, tuttavia, hanno elaborato un concetto di religione non come cammino per ottenere la soddisfazione di Allah, e quindi liberarsi dall’errore, ma quale istituzione sociale. La religione diviene quindi un mezzo per esercitare una pressione sociale sugli uomini. Per via di tale percezione, questa falsa religione ha assunto una forma la cui prima preoccupazione è l’opinione della gente – un’idea molto lontana dalla vera etica della fede.
- Per via di tali incomprensioni a proposito dei valori morali del Corano, la società dell’ignoranza ha identificato in larga misura la religione con la tradizione. I costumi e le credenze locali sono entrati a far parte della religione. La “pietà” si è trasformata allora nell’adesione ai costumi degli antenati. Però la religione presentata dal Corano e personificata nella vita esemplare del Profeta (saas) non ha nulla di somigliante con tutto questo. Allah ordina nel Corano di rispettare esclusivamente i limiti da Lui imposti e la Sunnah del Profeta (saas). I profeti dovettero lottare contro quanti tentarono di negare la verità ricorrendo alle credenze ereditate dai loro antenati, come indicato nel seguente versetto:
E quando si dice loro: “Seguite quello che Allah ha fatto scendere”, essi dicono: “Seguiremo piuttosto quello che seguivano i nostri antenati!”. E ciò anche se i loro antenati non comprendevano e non erano ben guidati. (Surat al-Baqara: 170)
Lo stesso tema è ripetuto in Surat al-Ma’ida: 104; Surat al-An’am: 91; Surat al-A’raf: 28 e in molti altri versetti.
- Alcuni membri della società dell’ignoranza, i quali concepiscono la religione come un’istituzione sociale e la identificano con la tradizione, separarono la religione dalla razionalità. Tuttavia, come Allah ci informa nel Corano, essere musulmani implica saggezza. I credenti sono sempre invitati a pensare, a porre domande e a consultare i versetti di Allah. La fede e la saggezza sono correlate; esercitando la saggezza si giunge alla fede, la quale si approfondisce con il costante esercizio della saggezza. La società dell’ignoranza crede, tuttavia, che la fede consista semplicemente in “credenze”. Ritiene che fede significhi cieca adesione alla conoscenza tradizionale, mentre la saggezza èla chiave per comprendere l’esistenza di Allah e conoscere i Suoi attributi. Per tale ragione, la fede in Allah, nella società dell’ignoranza, è piuttosto debole. Per non far vacillare questa debole fede contraria al Corano, gli uomini hanno elaborato una posizione irrazionale, la quale implica che “riflettere troppo sui temi religiosi può risultare dannoso per la fede”.
- Questa logica, che nasce dall’ignoranza, non considera nocivo introdurre nuovi principi nella religione e rendere illecito quanto che è lecito.
Nel Corano, Allah attira spesso l’attenzione su questa logica “proibitiva” che disturba molte persone:
Dì: «Chi ha proibito gli ornamenti che Allah ha prodotto per i Suoi servi e i cibi eccellenti?». Dì: «Appartengono ai credenti, in questa vita terrena e soltanto ad essi nel Giorno della Resurrezione». Così spieghiamo i Nostri segni ad un popolo che sa.
Dì: «Il mio Signore ha vietato solo le turpitudini palesi o nascoste, il peccato e la ribellione ingiusta, l’attribuire ad Allah consimili a proposito dei quali [Egli] non ha concesso autorità alcuna e il dire contro Allah cose di cui non conoscete nulla». (Surat al-A’raf: 32-33)
Perché non mangiate quello su cui è stato pronunciato il Nome di Allah quand’Egli vi ha ben spiegato quello che vi ha vietato, a parte i casi di forza maggiore? Molti traviano gli altri a causa delle loro passioni e della loro ignoranza. Il tuo Signore conosce i trasgressori meglio di chiunque altro. (Surat al-An’am: 119)
O voi che credete, non vietate le cose buone che Allah vi ha reso lecite. Non eccedete. In verità Allah non ama coloro che eccedono. (Surat al-Ma’ida: 87)
- In conseguenza di questa degenerazione provocata della società dell’ignoranza, l’Islam è stato presentato come “una religione propria dei Beduini (i nomadi arabi)”. La realtà è tuttavia diversa. I profeti sono sempre stati gli uomini più civilizzati del loro tempo. Erano persone colte e illuminate, con valori estetici raffinati. Il profeta Sulayman (as), proprietario di un palazzo riconosciuto come un capolavoro di architettura, ricco di splendidi angoli, costituisce uno degli esempi più notevoli citati nel Corano.
Essere musulmano non significa essere ligio alla cultura tradizionale o trarre piacere da valori nostalgici. Non significa certo né essere “orientali”, né aderire ad una sola cultura. Essere musulmani significa essere servi di Allah ed essere riconoscenti per i doni da Lui elargiti. Significa sforzarsi di conoscerLo, avvicinarsi a Lui e acquisire un carattere nobile.
Un vero musulmano è colui che cerca l’approvazione del suo Creatore, Allah, l’Onnipotente, e che ha abbandonato ogni speranza materiale o spirituale oltre all’ottenimento della Sua approvazione.
Questa è una delle definizioni di un musulmano.

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